20 novembre 2014

Sigismondo Bandini e i suoi figli dell'Abbadia di Fiastra




Sembra un controsenso, eppure, la Riserva dell'Abbadia di Fiastra è un'esplosione di vita che deve la sua esistenza all'assenza di una vita: all'impossibilità del duca Sigismondo Bandini ad avere figli o eredi. E' questa assenza, infatti, che lo spinse a lasciare in eredità tutti i beni dell'Abbadia a una fondazione incaricata di "tutelare, preservare e valorizzare" la proprietà intera. Il testamento fu scritto dal duca nel 1917, come se avesse presagito la sua fine prematura che avvenne l'anno successivo, il 4 novembre 1918, dopo aver contratto la febbre spagnola, all'età di soli 32 anni.
Così, da quella data, tutto è rimasto straordinariamente indiviso, intatto e, là dove ce n'era bisogno, restaurato: l'Abbazia cistercense con annesso convento, chiostro e i vari edifici destinati a foresteria e infermeria; il Palazzo dei Principi con il giardino all'inglese; i 1800 ettari circa di terreni coltivati e i 100 ettari di bosco (un'intera collina), i 70 edifici rurali alcuni dei quali attigui all'Abbazia.
Un grazie perciò a Sigismondo per la sua sensibilità e lungimiranza, e anche alla Fondazione Giustiniani Bandini che ha tutelato e preservato come da statuto e che ha splendidamente valorizzato tutta l'area regalandoci un polo d'attrazione unico nella Marche.

l'Abbadia di Fiastra


Palazzo dei Principi: scalone d'ingresso

                                                               Sala delle Tenute: da qui si accede al  giardino                                                                       la balaustra disegnata  è identica a quella dello scalone d'ingresso.

 Sigismondo Giustiniani Bandini e sua moglie Teresa Boncompagni Ludovisi  (1)
Basta fare solo due passi nella Riserva dell'Abbadia di Fiastra per avere l'impressione di trovarci  in un dipinto di Brueghel tra un'umanità stipata in ogni dove. Ogni giorno, infatti, è un via vai di sportivi  impegnati nella corsa, di semplici amanti della natura a spasso nei sentieri protetti, di famiglie e di scolaresche, di fedeli diretti nell'Abbazia di Fiastra, di turisti,  di visitatori richiamati da mostre, fiere, convegni e, infine, di chi ci abita e ci lavora, perché l'Abbadia non è una fredda scenografia del passato ma un luogo  vivo, in continua evoluzione e in sintonia con la sua storia.  

di corsa davanti l'Abbazia di Fiastra

preghiere nell'Abbazia di Fiastra

il parco 

la fattoria attigua all'Abbazia 

il percorso ippico

il maneggio

il sentiero sensoriale "il bosco e il fiume"

attività agricole e passeggiata nel sentiero natura "la Selva"
Nell'ultima colonna a destra nella navata centrale dell'Abbazia, una lapide spiga perché Sigismondo è stato sepolto lì, ai piedi dell'altare. Lo fa con le stesse parole del duca tratte dal suo testamento. Parole che ancora oggi, a distanza di un secolo, ti fanno venire un nodo in gola: 

"desidero che il mio corpo sia 
sepolto nella chiesa dell'Abbadia di
Fiastra in mezzo ai miei cari contadini 
che ho considerato ed amato come figli 
perché in mancanza di mia prole possano
ogni tanto ricordarsi di me e pregare
per l'anima mia."




L'amarezza per la "mancanza di mia prole" è resa ancor più accentuata dall'accostamento con i "miei cari contadini che ho considerato e amato come figli". La letteratura e il cinema ci hanno fatto conoscere le violenze imposte dal padre padrone qui, invece, la situazione è ribaltata da un padrone che si sente padre per i suoi contadini. Può essere un frase di circostanza e di retorica paternalistica tipica di quel periodo o della nobiltà? Il ritratto che immagino di Sigismondo, dopo aver ascoltato i racconti di alcuni abitanti del luogo e, soprattutto, dell'ing. Aldo Chiavari (*), è quella di un uomo di alto spessore morale, molto religioso, amante dell'Abbadia e rispettoso nei rapporti con i suoi dipendenti. In quella frase un po' di paternalismo potrà anche starci, ma il desiderio di dare sicurezza al futuro dell'Abbadia e dei suoi "cari contadini" credo che fosse per Sigismondo un sentimento autentico e non di facciata, proprio come quello di un buon padre di famiglia.




Certo che gli opposti della vita si scatenarono contro la famiglia Bandini. Lo stesso giorno, infatti, in cui l'Italia festeggiava la resa degli Austriaci, i familiari e gli amici piangevano per la morte di Sigismondo. La situazione era straziante ma anche emblematica di quel 4 Novembre quando la gioia per la fine di una guerra atroce si mescolava con il dolore di chi aveva già pianto uno o più morti in guerra e con l'angoscia dei tanti che solo nei giorni, mesi, anni successivi avrebbero conosciuto il destino dei loro cari

Ogni anno, nel giorno della sua morte, si celebra una messa in ricordo di Sigismondo Bandini e poi, terminata la funzione religiosa, viene offerta una frugale colazione a base di "pagnotta, salsiccia e vino" nel refettorio dei monaci. Non c'è più l'affluenza di una volta ma è comunque una tradizione ancora viva anche per un sentimento di riconoscenza, di chi ha qualche legame con l'Abbadia, per quanto il duca fece per i suoi dipendenti e collaboratori non solo del luogo ma anche delle zone circostanti.

In ricordo di Sigismondo Bandini                      4 Novembre 2014

Nel refettorio dei monaci  "pagnotta salsiccia e vino"       4 Novembre 2014

Un rebus nel piccolo giardino di fronte al cimitero dell'Abbazia, la soluzione non è difficile:

Monaco cistercense e... un'abbazia

(*) Ho conosciuto Aldo Chiavari durante una passeggiata, sotto un sole caldo autunnale. Aldo è un profondo conoscitore della zona sia perché è nato qui e qui è vissuto  per diverso tempo, ma anche perché ha riordinato tutto l'archivio dei Bandini collocato nella sede della Fondazione. Ha già scritto un libro, "Selvaggina, cacciatori e bracconieri nell'Abbadia di Fiastra", ma gli aneddoti, le storie, le analisi finanziarie, i ritratti, le consuetudini  di inizio '900 che mi ha raccontato sono notizie troppo preziose per non fissarle per sempre, e per una platea più ampia, in un altro libro su Sigismondo e l'Abbadia. Spero proprio che lo faccia.


NOTE

"Raggi di luce" è l'altro post che ho dedicato all'Abbazia di Fiastra, puoi vederlo qui

(1) "I Giustiniani - Bandini"  di Paola Consolati Ed. Fondazione Giustiniani Bandini
      Foto Studio Vuillemenot Montalbone

15 commenti:

  1. brunas19/11/14

    ogni volta che parli di un luogo che conosco bene, come questo, scopro che non lo conoscevo affatto o almeno non abbastanza... Grazie Leo alla tua passione per le "tracce minime" e anche per la gente dalla quale ti fai raccontare piccoli preziosi segreti.

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    1. è sempre questione di punti di vista, nel nostro caso, complementari. Ciao Brunas!

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  2. Un luogo da favola, che vergognosamente non ne conoscevo l'esistenza.
    Da vedere assolutamente..
    Grazie infinite del suggerimento e un abbraccio forte!

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    1. Ciao Nella, vuoi vedere che t'inviteranno per commentare un concerto rock di giovani monaci cistercensi,
      chissà....!

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  3. Oh! Una bella storia che non conosceva, un luogo altrettanto bello! Ho trovato il testo della lapide molto toccante ... penso che "dipinge" tutta la storia che racconti d´ una grande emozione. Bravissima publicazione. Grazie! Grande abbraccio Leo!

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    1. Grazie Patzy, è vero,questa Italia è minore solo perché poco conosciuta: provare per credere.

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  4. Una bela storia e una splendida eredità. Prendo nota di questo posto.

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  5. solo tu riesci (sempre) a raccontare con dovizia di particolari e con poesia...
    e questa volta posso dirlo a gran voce visto che l'abbadia e ii suoi luoghi, come già ho avuto occasione di dirti, sono i luoghi in cui mi sento a casa, in cui passeggiando o fermandomi ad osservare mi riconcilio con tutto e tutti
    un post splendido! grazie

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    1. Grazie Chiara, quando sono in zona, magari solo per qualche minuto, due passi nell'Abbadia li faccio sempre, mi riconcilio anch'io con il mondo, e poi invidio chi li può fare in qualsiasi momento perché abita nei dintorni. Già, perché tutta la vallata, su su fino a Sarnano, è uno dei posti più belli e interessanti delle Marche. Fra un po' proseguirò il viaggio a Maestà di Urbisaglia e poi... Ciao!

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    2. sì hai ragione la zona è una delle più belle!
      san ginesio lo trovo molto molto bello!
      l'ultimo fine settimana di novembre, c'è un bel programma con visite guidate e altre iniziative in occasione della fiera di sant'andrea

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  6. che posto incantevole

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    1. solo che qui il tram n.19 non arriva. Ciao Amanda.

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  7. Bellissimo reportage. I miei complimenti
    Maurizio

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