22 settembre 2014

San Bonfiglio di Cingoli

Vista da lontano, la chiesa di San Bonfiglio ( ex Santa Maria di Fara?) è un puntino bianco che sbuca dal bosco sulle pendici del Monte Nero di Cingoli. Ma non lasciatevi ingannare, anche se la zona fu descritta come "remota convalle excelsis montibus circumdata"(*) è proprio lì che una storia affascinante di genti e di fedi si è dipanata nel corso di millenni: dai riti pagani alle prime conversioni al cristianesimo nel periodo longobardo e infine, negli ultimi nove secoli, alle preghiere dei  Benedettini e poi dei Silvestrini

Cingoli:  il Monte Nero e la chiesa di San Bonfiglio
 Ma facciamo conoscenza con Bonfiglio. La prima volta che ho letto la biografia di S.Bonfiglio (compatrono di Cingoli) vi assicuro che non sapevo se piangere o ridere, perché la sua storia monastico avventurosa mi ricordava alcune situazioni paradossali tipiche dei film Brancaleone alle crociate... All'inizio troviamo Bonfiglio nel monastero benedettino di Forano a Filottrano e poi, nel 1072, vescovo a Foligno. Nel 1096 decide però di partire al seguito di una crociata in Terra Santa dove resta per più di dieci anni. Ovviamente i suoi superiori e i fedeli lo credono morto così che al suo ritorno (immagino lo stupore che avrà suscitato) trova la sede vescovile occupata da un altro vescovo. Non sappiamo come abbia reagito, però non è certamente un uomo di potere, amante della mondanità, se decide di ritornare da eremita nel convento di Forano. Poco tempo dopo un altro trasferimento,  stavolta nell’oratorio di Santa Maria di Fara a Cingoli, dove muore il 27 settembre 1115 e dove viene seppellito, appena 900 anni fa. 

Cingoli, Monte Nero: chiesa di San Bonfiglio (ex S.Maria di Fara?)
Ma l'oratorio di Santa Maria di Fara e il monastero di San Bonfiglio sono lo stesso edificio? Per gli storici è quasi una certezza anche se, purtroppo, non si è trovato nessun documento che lo certifichi. Poco importa, perché la cosa che più mi affascina di questa storia è che più di mille anni fa anche questo luogo , apparentemente solitario, vide la lenta transizione dal paganesimo al cristianesimo. E ce ne ha lasciato traccia, ad esempio,  nel nome stesso della chiesa di Santa Maria di Fara che Luca Pernici, direttore della biblioteca di Cingoli, analizza in una sua interessantissima pubblicazione (*)

 "In un imprecisato periodo tra il VI e il IX secolo nella boscosa e impervia valle dominata dal Monte Nero...fu edificato da un gruppo di stirpe longobarda un piccolo edificio sacro dedicato alla vergine. La conversione delle popolazioni barbariche al credo cattolico cristiano avvenne infatti generalmente all'insegna della Madre di Dio. Nella figura della Vergine [...] la mentalità pagana riconosceva un'affinità [...] con la simbologia dei riti della fertilità e fecondità..."
E poi ancora " Con il passare del tempo [...] coloro che restavano della originaria fara longobarda si trasferirono altrove e tutto cadde in rovina". (*)

Un'altra traccia la troviamo in un atto notarile del 1280 dove  la tomba di Bonfiglio, oramai dichiarato santo, era descritta come "tumba sancte Novite". Novita, presumibilmente da "nova vita", è infatti un antroponimo in cui...risuona...la freschezza e la ricchezza di quel messaggio cristinano con cui la cultura pagana delle popolazioni barbariche dovette...fondersi." (*)

San Bonfiglio, parete sud
Oggi la chiesa di San Bonfiglio è un rudere, all’interno la vegetazione ha preso il sopravvento su tutto e solo pochi residui elementi architettonici e decorativi svelano quale fosse la funzione dell’edificio.




Una scritta, incisa con precisione certosina sulla parete sud, trasmette ancora oggi lo stupore e la soddisfazione per un avvenimento dell'agosto del 1719 quando furono celebrate ben sette messe cantate addirittura con alcuni strumenti musicali:
“...AGUSTI 1719 CELEBRATAE SETTE MISSAE CANTATA CUM INSTRUMENTIS”.

...AGUSTI 1719 CELEBRATAE...

...CELEBRATAE  SETTE  MISSAE  CANTATA...

... CANTATA  CUM   INSTRUMENTIS
Fra poco tempo crollerà tutto, perché non salvare i due metri di intonaco? Nel museo diocesano questa testimonianza incisa sulla parete rifletterà la stessa suggestione e bellezza di un affresco o di una tela.

San Bonfiglio, incisioni sulla parete sud 
Se San Bonfiglio e i monaci (**) Symon, Girardus, Simunictus, Compagnonus, Ugolinus, Serenus, Iuncta, Bartolus  per qualche miracolo dovessero tornare in vita sarebbero felici del pellegrinaggio che la parrocchia di Cingoli organizza a fine settembre. E' il segno tangibile che a distanza di secoli il ricordo, il rispetto e la devozione per questo luogo sono più solidi delle costruzioni umane ritenute eterne.

Cingoli: pellegrinaggio a  San Bonfiglio         28.09.2013

Cingoli, San Bonfiglio:  preghiere e informazioni naturalistiche.    28.09.2013

Cingoli, San Bonfiglio:  preghiere e informazioni naturalistiche.   28.09.2013
In una piccola cascata ai lati del sentiero, a pochi metri di distanza dalla chiesa, sono ben visibili due solchi verticali sul lato sinistro. Sono utilissimi anche oggi per raccogliere l'acqua senza bagnarsi, e d'estate, quando il fosso è in secca, per sfruttare anche il più esile rivolo. E' possibile che siano opera dell'uomo? Se sì, non potrebbero averli incisi gli stessi monaci? Al geologo o all'archeologo l'ardua risposta! 

Cingoli, Monte nero: a pochi passi da San Bonfiglio


(*)   Luca pernici: Insediamento della congregazione silvestrina in Cingoli
(**) I monaci residenti in San Bonfiglio nel 1251. Da una pergamena appartenuta al monastero di Santa Caterina di Cingoli (*)