29 dicembre 2015

Il Kenya di Terzo






Ho conosciuto Terzo in una piccola stanza a due letti del Pronto Soccorso di Jesi. Io assistevo un familiare, lui trascorreva una notte in osservazione per essersi ferito la testa con la punta tagliente di un ramo basso d'olivo. Si sa, negli ospedali vuoi salvarti la vita ma devi anche ammazzare il tempo che sembra non passare mai perciò fare due chiacchiere con chi ti sta vicino è quasi una necessità. A dire il vero, sono stato io ad attaccare bottone ma chi ha dominato la...scena è stato Terzo.

Classe 1941, Terzo è nato e  vissuto sempre nello stesso podere della Vallesina,  prima come mezzadro e poi, negli anni '70, come proprietario dopo aver acquistato la casa e il terreno insieme a un suo fratello. E se la vita e il lavoro da mezzadro non erano certo una passeggiata, da "padrone" il carico aumentava perché oltre alle solite incombenze bisognava rimborsare il mutuo fondiario alla banca. Fatica su fatica e risparmio su risparmio nell'arco di vent'anni, finalmente, il debito viene saldato e Terzo con sua moglie iniziano a viaggiare, prima in Italia e poi, via via negli anni, in Australia, in Sud America, negli Stati Uniti, in Russia...in Kenia.

Appena ho sentito la parola "Kenia" mi sono venuti in mente i tanti resoconti di viaggi ascoltati negli anni quasi tutti focalizzati su alberghi da favola con piscine,  tavole straboccanti di pesci e frutta esotica, safari fotografici, spiagge da sogno deserte ma anche di povertà descritta come fastidio o pericolo e tenuta a bada da recinzioni e da guardie private. Così, quasi per provocarlo, ho chiesto a Terzo con tono scherzoso: " Kenia? allora albergo di lusso, safari, pesce, elemosine ai bambini... "

Ma Terzo serra le labbra e con lo sguardo tra il serio e il perplesso mi confida  di aver pianto, appena messo piede in quel paese, nel vedere la fame di tanta gente e  la bellezza estrema della natura che si scontrava con la povertà estrema dei villaggi incontrati. Poi mi racconta il tour alle pendici del Kilimangiaro: la natura incontaminata, il bungalow che li ospitava, la brava ragazza che li serviva a cui le aveva regalato dieci euro, e la proposta della stessa ragazza, il giorno dopo, di fare l'amore con lui per ringraziarlo.
E qui Terzo esprime il meglio di sé, tutta la sua sensibilità e umanità:  "Me so quasi offeso" mi dice  in dialetto jesino  "ma ho capito che per lei quei dieci euro erano più che un regalo, così le ho solo detto: ma come!  Io posso esse tu nonno e vengo a letto con te e m'approfitto perché c'hai fame? Trova un ragazzo della tua età e fatte  'na famija con lui ché te sei 'na bella e brava ragazza".

Terzo e sua moglie si erano portati in Kenia due grandi valigie imbarcate nell'aereo e due piccole borse da tenere con sé durante il viaggio. Sono tornati solo con le due piccole borse, le valigie con tutto il loro contenuto le hanno regalate: " a chi ne aveva più bisogno di noi".

Una bella persona e una bella storia da raccontare soprattutto a chi viaggia con gli occhi bendati preoccupandosi solo di scattare "belle" foto da portare a casa come ricordo.

    

3 commenti:

  1. ci fossero più Terzo al mondo!

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    1. E' la stessa cosa che ho detto a Terzo appena ci siamo lasciati. Buon anno Amanda.

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  2. Una bella persona e un ottimo incontro.

    Un abbraccio

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