26 gennaio 2015

La banalità del male




La fucilazione dei cinque ebrei della foto si svolge a Bochnia, in Polonia. Due condannati impietriti sono allineati sul bordo della fossa, guardano in basso, dove cadranno poco dopo. Un terzo, anche lui impietrito, è in attesa alle loro spalle, dovrà sistemarsi insieme agli altri due oppure attenderà il turno successivo? Ma, ancora più indietro, stanno arrivando un bambino e un adulto che hanno già intravisto e compreso dove e quando finirà il loro calvario. Non sappiamo niente della storia passata di quei poveri cristi ma certamente provengono da uno spazio al di là della foto, non molto lontano, dove sono stati terrorizzati (altrimenti non si spiegherebbe la loro totale sottomissione), e denudati malgrado il freddo ( i civili indossano i cappotti); privati di ogni loro segno di identità e personalità sono più facilmente assimilabili ad una sottospecie umana vicina agli animali (ricordate l'equivalenza hitleriana tra Polacchi, Ebrei e cani?). Soltanto al bambino hanno lasciato qualcosa, il cappello. Forse se ne sono dimenticati o forse, chissà, è un segno inconscio di pietà o uno sberleffo. Avrà dieci o dodici anni, non più. E’ affiancato da un uomo che potrebbe essere il padre ? un parente? ma non c’è tra i due alcun contatto né fisico né visivo. Cammina da solo e da solo dovrà sopravvivere nei pochi metri che lo separano dalla fossa comune.

I militari sono rilassati, non mostrano in apparenza la crudeltà e la determinazione dei nazisti: le armi sono rivolte verso il basso, il primo soldato a sinistra guarda verso l’alto,  l’altro, più a destra, ruota il busto come uno  spettatore farebbe per godersi  meglio lo spettacolo. Soltanto il militare dietro ai due condannati sembra gestire la situazione ma solo con un frustino (?) in mano.

I civili presenti  indossano il vestito della festa, con cravatta e forse la giacca, si tengono a distanza, ma anch’essi fanno parte del plotone d’esecuzione, nella foto, infatti,  almeno due di loro imbracciano il fucile.

E poi, non si vede, ma c’è anche il fotografo, che non è lì di passaggio. E' stato  autorizzato dalle autorità per documentare e notificare ciò che sarebbe accaduto. Ha avuto la possibilità e il tempo  di  posizionarsi di fronte  ai condannati scegliendo l’inquadratura, secondo lui, migliore. E’ un professionista dell’immagine: se guardate, il bordo della fossa è perfettamente parallelo a quello della foto e l’arrivo del bambino con l’adulto rende l’immagine  dinamica come una sequenza filmica.


La banalità del male.





La foto originale è archiviata nello Yad Vashem di Gerusalemme:

Name:
Bochnia, Poland, Jews being shot to death while standing in front of a mass grave. 
Belongs to collection:
Yad Vashem Photo Archive 
Origin:
Henya Samsonovitz 
Places:
BOCHNIA,POLAND
POLAND
Credit:
Yad Vashem 
Name of submitter:
Henya Samsonovitz 
Archival Signature:
2791/5 


20 gennaio 2015

Rimini, la Darsena di San Giuliano : tra realtà e sogno



Per chi proviene dal mare, il porto canale e la Darsena di San Giuliano di Rimini sembrano essere protetti non da una diga foranea ma da una fortificazione con tre torri in laterizi, simile a quella che i naviganti potevano vedere già dal 1359 sulla costa, a difesa del porto: " La seconda cinta fu costruita da Galeotto Malatesta nel 1359, come annota il Clementini, "per seguire il mare, che pur anco si fuggìa... e per poter chiudere la bocca del porto, tirandovi la catena" (Luca Vici, Le mura racccontano).

Rimini, Darsena di San Giuliano, diga foranea

Rimini, fortificazioni del Borgo San Giuliano costruite nel 1359
Per chi, invece, arriva dalla città, dopo aver percorso le strette e anonime vie in prossimità del litorale, la Darsena di San Giuliano appare come scenografia di una grande piazza. La verticalità dei nuovi edifici, la loro asimmetria (l'edificio simile alla poppa di una nave da crociera ancora in cantiere), il colore del metallo che prevale su tutto, la grande ruota panoramica sullo sfondo (nella foto sottostante non si vede ma c'è) e il percorso pedonale sopraelevato che taglia in orizzontale la prospettiva, non sembrano, queste, tutte caratteristiche di un dipinto futurista? Il primo artista che mi è venuto in mente è stato Fortunato Depero.

Rimini, Darsena di San Giuliano, ingresso alla Marina Nuova

Fortunato Depero,  " New York", 1932
Difficilmente l'architettura moderna mi entusiasma  ma riconosco che camminare in questi spazi è un divertimento e una scoperta continua. Tutti gli elementi, infatti, sembrano dialogare e fondersi con la storia e l'identità della città con una serie di rimandi, simboli e riflessi piazzati ovunque. Scopriamoli!

Consiglio di iniziare il percorso tra gli edifici a destra della Darsena, nel punto in cui  una torre cilindrica sormontata dalla sagoma di un pesce (all'interno si snoda una rampa di scale)  fa da contrappunto all'altra torre (il faro di Rimini) sormontata dalla lanterna. Subito dopo incontriamo le possenti strutture di sostegno "dell' edificio-nave-in-cantiere" e lo scheletro di una nave  immersi  nell'acqua che scorre, come un fiume ( il Marecchia?), parallelamente a una scalinata.         











E lì, dove lo squarcio tra le mura incornicia il porto canale e il faro, inizia il percorso pedonale sopraelevato, lungo più di un chilometro, che subirà una serie continua di trasformazioni: balcone in muratura, ponte in acciaio e legno, piazza in laterizio, passerella in acciaio e, per ultimo, massicciata in cemento contigua alla diga foranea. 


Rimini, il porto canale e il faro
Rimini, la chiesa di San Giuseppe al Porto

Rimini, Darsena di San Giuliano, l'inizio del  percorso pedonale

Rimini, il ponte pedonale 

I piloni di sostegno del ponte pedonale simili agli alberi delle barche a vela

Dalla foto aerea il percorso sembra lineare invece è  un susseguirsi di cambi di direzione e di pendenze, se pur minime, che rendono la passeggiata piacevole e mai monotona.    


Il ponte pedonale sbuca nella Piazza Darsena perfettamente tonda, anch'essa sopraelevata, ed esageratamente grande rispetto ai volumi incontrati, e che incontreremo, lungo il percorso. L'orizzonte è tratteggiato dagli alberi delle barche, dalla ruota panoramica e dai piani alti delle case lungo la costa; sembra di stare sul ponte di una nave ormeggiata. Lo spazio è sicuro, privo di ostacoli e di pericoli, meravigliosamente adatto per muovere i primi passi sulla bicicletta, lontani dai genitori ma sotto il loro sguardo protettivo. Mi sarebbe piaciuto farvi ascoltare le grida, anzi, le urla di gioia del bambino nella foto mentre si scatenava in questa...terra d'avventura!

Rimini, piazza Darsena
Un'altro accesso proveniente dall'interno della Marina s'immette ai lati della piazza, stavolta il percorso costeggia una fontana che ricalca idealmente l'interno di un'ammonite.

Rimini,  accesso pedonale alla piazza Darsena,  fontana-ammonite

Il tratto a Ovest credo che sia la parte più coinvolgente del percorso, perché da un lato vediamo la realtà, ciò che noi comuni bagnanti conosciamo della spiaggia fatta di sabbia, ombrelloni e sdraio, pedalò, conchiglie, bagni, musica, abbronzatura, passeggiate sia d'estate che d'inverno...

Rimini, la spiaggia di San Giuliano dal percorso pedonale 

Rimini, la spiaggia di San Giuliano dal percorso pedonale 

Rimini, la spiaggia di San Giuliano dal percorso pedonale 
Dall'altro lato, invece, la concretezza del porto turistico sfuma, per i più, nel desiderio di possedere una qualche imbarcazione e/o nel sogno di poter navigare verso qualche destinazione lontana. Senza dimenticare chi, invece, ha l'occasione di sbirciare dall'alto la vita che si svolge tra vele, yacht e gomene, magari con un pizzico d'invidia per chi, in apparenza, sembra più fortunato.


Rimini, percorso pedonale sopraelevato lato Darsena San Giuliano

Rimini, Darsena San Giuliano dal percorso pedonale 

Rimini, Darsena San Giuliano dal percorso pedonale 
Se la messa in scena di questa dicotomia tra realtà e sogno/desiderio è stata presa in considerazione dai progettisti nella fase di ideazione del percorso pedonale mi tolgo tanto di cappello (chapeau ! esclamerebbero i Francesi) per aver interpretato una dinamica psicologica che in una città mega turistica come Rimini coinvolge una... marea di persone.

Rimini, Darsena San Giuliano -   riflessi
Il Molo 22 è la punta a nord della Darsena, la costruzione che si allunga alla sua estremità è un ristorante dove  le architetture esterne cercano d' incorniciare l'orizzonte, mentre all'interno la vista aperta su tutti i lati rende la sala da pranzo simile al ponte di comando di una nave.

Rimini, il Molo 22  dal percorso pedonale 

Rimini, Molo 22  - il  mare incastonato  

Rimini, dal ristorante  Molo 22


Il tratto a nord segue parallelamente la diga foranea, costruita per  proteggere il porto dalla tramontana e dalle furiose mareggiate, per poi terminare all'imbocco dell'ormai conosciuto porto canale. Da qui si può vedere il mare aperto, l'arrivo o la partenza delle barche , la città di Rimini affacciata sul mare, la pazienza dei pescatori in attesa sulla scogliera e anche l'amore dichiarato, promesso e sigillato nei lucchetti serrati nel punto più estremo della ringhiera.

Rimini, Darsena di San Giuliano, la diga foranea

In attesa: il pescatore del pesce, il  codirosso di qualche esca...vagabonda

Rimini,  l'imbocco del porto canale


Rimini, il porto canale

I lucchetti dell'amore

Il ritorno è pressoché identico a meno che non si scelga una delle diverse varianti che conducono in spiaggia o all'interno del porto o al parcheggio sul litorale, ma sempre con Rimini davanti a noi, caparbia nel voler restare sotto ai "riflettori", sempre.

Rimini, percorso pedonale, il ritorno 

Rimini, il borgo di  San Giuliano sotto i "riflettori"