07 maggio 2015

Il terrore nella chiesa della Maestà di Urbisaglia


Maestà di Urbisaglia: chiesa della Maestà

La Maestà di Urbisaglia era una tranquilla e solitaria edicola votiva lungo la strada tra Urbisaglia e Macerata. Poi, nel ’400, negli anni bui della peste, qualcuno disse di aver visto parlare la Madonna dipinta nell’edicola: se Le avessero costruito una chiesa avrebbe garantito alle popolazioni del luogo l’immunità dal terribile morbo.Un po' per fede, un po' perché rivolgersi ai santi, spesso, costituiva l'unica medicina disponibile, la chiesa fu costruita in poco tempo addossandola a un manufatto romano (siamo a pochi  metri dall’antica città di Urbs Salvia) e inglobando l’immagine della Madonna miracolosa.

La Maestà dell'antica edicola religiosa
Prima di entrare nella Maestà di Urbisaglia, però, tutto quanto avete visto, ascoltato e studiato sui cicli pittorici affrescati da Giotto o da Michelangelo … scordatelo! In questa chiesa , infatti, gli affreschi sulle pareti non furono realizzati seguendo un progetto iconografico unitario, macché, man mano che se ne sentiva l’esigenza si dipingeva sugli spazi liberi, in alto o in basso, ai lati di una porta o negli spazi tra due affreschi.
Chiesa della Maestà


Chiesa della Maestà

Ex voto

Ex voto: Apparizione della Vergine 
Non si avvicendarono artisti di fama internazionale ma artisti e artigiani del posto, alcuni neanche molto esperti sulla tecnica dell’affresco visti gli errori e le parti sgretolate non a causa dell’umidità ma perché dipinte sull’intonaco asciutto.




Affresco sopra a un altro affresco, errore o ripensamento?

I committenti, poi,   non furono né  papi né principi, bensì, gente comune o benestanti  delle zone vicine i cui nomi sono ancora leggibili negli affreschi. Benestanti neanche tanto ricchi se alcuni sponsorizzarono in coppia alcuni dipinti.








Ex voto di  "Pascucia", anno "1533"




Eppure, questa improvvisazione e  imperfezione  sorprende  ed emoziona  quanto o forse più dell’opera dei grandi maestri, perché tutto quello che vedi  è autentico, voluto dalla gente comune,   realizzato dalle persone i cui discendenti   ancora pregano in questa chiesa, e tramandato a noi dalla cura e dalle attenzioni delle  stesse comunità locali. Non solo. Subito dopo  aver preso confidenza con gli affreschi, un altro aspetto colpisce e riesce quasi a commuovere:  a parte la Maestà , una natività, una crocefissione e qualche immagine sacra, la maggior parte dei dipinti sono  atti di devozione fatti dipingere dai committenti per proteggersi dalla peste  o ex voto per lo scampato pericolo. Su quelle pareti ho contato  decine di San Rocco e di San Sebastiano, i santi protettori dalla peste. Tutta la chiesa ne è letteralmente fasciata.


...decine di San Sebastiano e San Rocco

Mix di San Sebastiano e San Rocco

La ferita di San Rocco simboleggia il bubbone della peste 

Un affresco firmato da Gasperini da Parma 
In questa parete,  Sant'Antonio, anche lui considerato santo taumaturgo, con il bastone a "tau" e un maialino fasciato, è affiancato da San Rocco e San Sebastiano. Come a dire, per sicurezza meglio non tralasciare nulla.
Sotto ai tre santi, nei riquadri della deliziosa "apparizione della Vergine col Bambino" i soliti San Sebastiano e San Rocco sono dipinti sulla nuvola, insieme alla Madonna.
 
Apparizione della Vergine col Bambino ( vedi dettaglio, puntino rosso)


dettaglio: San Sebastiano e San Rocco  sulla sulla nuvola insieme alla Madonna 

Il terrore per la peste, le implorazioni e le preghiere sembrano ancora oggi trasudare da quelle pareti, da quegli affreschi, insieme ai graffiti dei tanti fedeli e pellegrini che lasciarono qui un segno del loro passaggio, come quello di un certo Billa "agosto 1565 ...Billa qua passò ...alla volta di Malta".


Graffito di "Billa" sul San Sebastiano



Graffiti
Negli anni, la Maestà ha dato il suo nome alla frazione sorta nei paraggi e ha imposto alla strada provinciale di piegarsi davanti alla chiesa con l’unica curva a gomito nei cinque chilometri di rettilineo, quasi un inchino per un luogo così stracolmo di fede e di storia.

La Maestà di Urbisaglia e... l'inchino della strada provinciale