22 giugno 2015

Il solstizio d'estate nella Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi


Oasi Ripa Bianca Jesi : i Sunrise & Soul in concerto, all'alba... of course.
Non so se i locali abitanti pennuti della Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi abbiano potuto sentire dentro di sé, in qualche maniera, l'arrivo del solstizio d'estate, ma di certo quando un centinaio e forse più di persone, all'alba del 21 giugno, hanno invaso quasi in contemporanea il loro territorio non si sono scomposti e hanno continuato a chiacchierare e a svolazzare indisturbati. E dal momento in cui  il sole, alle 6.15, è riuscito a farsi strada tra i rami degli alberi e i Sunrise & Soul hanno iniziato a suonare i loro brani jazz, le due musiche, quelle degli uccelli e del complesso, non sono entrate in disaccordo, anzi, ciascuna sembrava fare da sponda all'altra.

Quei suoni avvolgenti, gli odori e il verde sovrastante della vegetazione, il calore dei primi raggi solari sulla pelle capaci di disperdere in un attimo sia il torpore della levataccia sia il freddo e l'umidità di una fredda mattina, la presenza di tanti amici con cui condividere la stessa esperienza, tutto era un invito a chiudere gli occhi e a immergersi  in quella dimensione. Non saprei dirvi cosa sia l'armonia perfetta ma direi che per qualche attimo ci siamo andati vicini.

Oasi Ripa Bianca Jesi: la platea ripresa da un...palchetto laterale

Chiedo scusa agli organizzatori e ai Sunrise & Soul ma alcuni di noi non hanno resistito a dare un'occhiata alla Riserva durante il concerto; la musica si sentiva ugualmente, anche se un po' soffusa, e sembrava fare da colonna sonora a quello stupendo documentario che stavamo gustando in diretta. 

l'airone si  scalda ai primi raggi di sole, ascolta anche lui la musica? 


Oasi Ripa Bianca Jesi : riflessi impressionisti alla maniera di  Monet

Arrivederci al prossimo anno, spero! e un grazie in jazz a David Belfiori & C.

18 giugno 2015

Anglofilia: antropologia della "scuregia"

in vernacolo  anconetano


A N G L O F I L I A = = = = =
 Nun me stà dì de la scuregia inglese,
ch'è fata de rusbife e de pà biancu,
nun poi discute te che nun l'hai intese,
iu sci, ch'el pozu dì chi stagu al fiancu.
 Da tutu el mondu pia, che fà le spese,
de roba in tì budeli a dila francu
ne mete al giornu quantu no in tun mese,
ch'à imaginalu te nun pensi mancu.
 Quantu scuregia, pare nà trumbeta
che sona fra le stele e po che udore,
guasi ciavese in tel culu nà buceta
d'acqua de rose o de calcaltru fiore.
 No scoregiamu, scì, ma è melancià,
è acqua schieta, e puza come el fiele,
fà lape, lape, e nun pole udurà,
ma lori, è tutu Wiski e caramele.
 L'inglese è bravu è bonu a scoregià,
ma se prumete, le prumese è quele.
 Te da l'inglese, calcosa poi sperà...
"Sci, me darà le tredici canele".

Ancona 1944.

di Alessandro Emetrio Santoni alias SCETTICO


Tutto è iniziato una trentina d'anni fa in una bancarella di libri ad Ancona. Ho trovato Anglofilia,  in un foglio piegato in due e corretto a mano, all'interno di un opuscolo di poche pagine intitolato "PLEASE" scritto da SCETTICO. Non potevo non comprarlo, il sonetto era troppo originale e carico di significati, inoltre, cercare di scoprire chi si celava dietro quello pseudonimo sarebbe stato più che divertente.

Ho dovuto aspettare che la dotazione libraria della biblioteca comunale di Ancona fosse interamente digitalizzata per scoprire altri due opuscoli scritti da SCETTICO, conoscere il suo vero nome,  Alessandro Emetrio Santoni, e  qualche episodio della sua storia personale.

Nel 1910 Alessandro, sopraffatto dall'amarezza e dallo SCETTICISMO, abbandona il Partito Socialista colpevole, secondo lui,  di non aver partecipato alle celebrazioni del cinquantenario della liberazione di Ancona.
Un salto di pochi anni e combatte nella Prima Guerra Mondiale da cui torna ferito. 
Nel 1922 si iscrive al Partito Fascista  e nel 1930 "a causa di una scottante verità" raccontata nel posto di lavoro viene licenziato "con un provvedimento" del Duce. Se nel 1933 scrive in una prefazione di un altro opuscolo "E' il terzo inverno che passo disoccupato [...] Ogni porta mi si chiude in faccia come fossi un lebbroso" vuol dire che la "scottante verità" non gli viene perdonata. Eppure, stranamente, rimane fervente fascista (o cerca di ingraziarsi qualche potente ?) poiché nella stessa prefazione aggiunge "L'Italia ha oggi un governo e Roma ha trovato il suo Genio".
Comunque, l'unico modo che gli resta per sbarcare il lunario è quello di stampare gli opuscoli contenenti le  sue poesie, i sonetti o gli inni patriottici per poi rivenderli a 30 lire ciascuno.

Nel 1944 scrive Anglofilia e se dichiara di essere uno di quelli che "stagu al fiancu" degli inglesi vuol dire che la liberazione di Ancona (18 luglio 1944)  è già avvenuta. Ma il pensiero continua a restare fascista. Quando descrive gli inglesi come il popolo che "da tuto el mondo pia" e quando "prumete" ti promette le "13 canele"*, sembra di ascoltare uno di quei cinegiornali di propaganda del Ventennio incaricati di ridicolizzare il nemico di allora.
Ma è impossibile non perdonarlo quando, con un pizzico di invidia malcelata, descrive il contenuto della "scuregia" inglese "ch'è fata de "rusbife e de pà biancu" (roast beef e pane bianco), cibi prelibati che (gli inglesi) "ne mete al giorno quantu no (noi italiani) in tun mese".    





* promettere le "13 canele" a un anconetano significa non promettere niente. La Fontana delle 13 Cannelle , infatti,  è uno dei monumenti più importanti di Ancona che non puoi promettere a chi ce l'ha già, è come promettere il Colosseo a un romano.