22 febbraio 2016

Il vestito a festa della Collegiata di Sant'Urbano di Apiro

Succede ogni tre o quattro anni. Le antiche e consumate porte di legno della Collegiata di Sant'Urbano di Apiro saranno chiuse, così, per alcuni giorni, lasceranno entrare solo quei pochi raggi di luce che si troveranno a passare di lì e nient'altro.
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Nel frattempo, alcune squadre di volontari copriranno le pareti della chiesa con pesanti teli damascati colore rosso porpora pensati, disegnati e realizzati alla fine del '600 per la Collegiata. Non sfuggirà niente alla... vestizione, dall'ingresso

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su su fino alla cupola


al catino dell'abside.


 Ogni singolo elemento dovrà colorarsi d'oro e di rosso: le pareti e le colonne,


i capitelli  e le mensole,


 gli architravi,


gli archi a tutto sesto della volta e quelli tra le navate e il transetto,


e anche il pulpito.

Il pulpito con lo stemma di G.Baldini a sinistra e di Sant'Urbano a destra
Ecco il risultato finale. Da restare a bocca aperta! Il colore rosso predomina su tutto e ben si accorda con l'oro della gigante cornice barocca della pala d'altare e delle cantorie; le voci e il suono dell'organo rimbalzano su quelle stoffe e si fanno soffusi come quelli di una stanza insonorizzata; i pochi spazi bianchi non coperti restituiscono l'essenzialità della struttura architettonica, catturano lo sguardo costringendolo a seguire quelle linee bianche, verticali orizzontali dritte spezzate e curve, come in una specie di balletto visivo. 

Il mitico 18/10/2015, si ascolta in diretta il convegno su il Paradiso di Dante con Roberto Benigni, Franco Musarra... 
E pensare che tutto sembra sia iniziato per merito di...una pelle d'asino, così almeno racconta la leggenda, fatta indossare dal medico di Apiro Gian Giacomo Baldini al papa Urbano VIII per guarirlo da una grave infezione. Si sa, a volte il caso o la fortuna ci mettono lo zampino, fatto sta che il papa guarì e il Baldini, nominato medico personale del papa, divenne famoso e anche ricco. Alla sua morte, non avendo eredi, lasciò un'importante somma sia per la costruzione della Collegiata che per il suo arredo con i teli damascati. L'archivio parrocchiale conserva ancora il registro delle spese sostenute tra il 1673 e il 1676, voce per voce, per l'acquisto di quelle stoffe lavorate il cui importo complessivo fu di 2.719 scudi, un'enormità.


Trascorreranno alcuni mesi e poi  le porte della chiesa saranno di nuovo chiuse per dar modo agli stessi volontari di smontare l'arredo, ripiegarlo e riporlo in un luogo più che sicuro. Come è sempre stato fatto da trecentoquarant'anni o giù di lì.  

Ermete Mariotti: dire che sia "il custode" è riduttivo.



Mio padre era un addobbatore di chiese e in cantina accatastava grandi e spesse casse di legno, allora più alte di me, contenenti gli addobbi. Ce n'erano di tanti colori, rosso blu viola verde e nero, con o senza festoni dorati. Ho... sguazzato di nascosto per anni dentro quelle casse giocandoci a nascondino respirando l'odore di polvere e di chiesa o tuffandomi tra i teli come in una piscina, spesso con i coetanei del quartiere. Ovviamente i teli damascati di Sant'Urbano sono tutt'altra cosa ma quando li ho visti la prima volta, il tuffo l'ha fatto il cuore.
Grazie, Bruna Stefanini, per avermi suscitato questo ricordo.