19 maggio 2013

Apiro: l'orto di Campana Marino


Apiro (MC),  dorsale del Monte San Vicino sullo sfondo 
Chissà per quanto tempo questo rudere resisterà al suo crollo. Il mare di verde che lo circonda e lo avvolge sembra proteggerlo. Al suo interno, però,  i buchi sul soffitto, gli avvallamenti del pavimento, le crepe profonde alle pareti non lasceranno scampo al suo destino.         


Se guardiamo attentamente, tutta la parete di fondo è stata ricoperta di parole, cifre, segni, sigle, scarabocchi, addizioni, moltiplicazioni - e relative prove del nove -,  come  se fosse la pagina di un quaderno o di un registro. Mi avvicino con cautela cercando di non sprofondare assieme al pavimento. 



In alto a sinistra, le lettere sono piccole e ben rifinite:

Quest’orto fu coltivato da Campana Marino
per anni 7 nel 1912  mosto some 5
grano coppe 22  granturco grigio 16
fieno some 7 




Il centro della parete, invece, sembra scritto in fretta, lettere grandi e a volte approssimative:
Fieno dato a massaria (?) libbre 170 netto
più quello di prima notato .?.    .?.
.?.  L (libbre?) 33 più  erba L   .?.

e poi lettere di nuovo più piccole ma precise:
più fieno fasci 2  peso primo  132 il secondo 85 libbre





Quasi al centro, sulla  destra, due righe aggiunte successivamente ma sempre dalla stessa mano: 
Questo luogo .?.
a miseria condannato


Chi sarà stato l'autore? Campana Marino? Ma agli inizi del '900 erano pochi i contadini in grado di leggere e scrivere. E poi questa è una scrittura decisa, senza errori d'ortografia e frasi dialettali. Potrebbe essere stato il fattore? Che motivo aveva per non usare carta e penna? E quella frase (se la mia interpretazione è corretta)   "questo luogo .?.. a  miseria condannato" non è stata certamente scritta da un padrone!
Inoltre, perché mister X ha sentito la necessità di fissare sulla parete tutti questi dati? Sarebbe partito e desiderava lasciare una traccia del lavoro svolto e degli affari in sospeso? Voleva lasciare una memoria per chi sarebbe venuto dopo di lui? Chissà! Oramai è trascorso più di un secolo, sarà difficile trovare le risposte.

Dopo aver letto questo diario, quello che sembrava un rudere, ora, appare più come un relitto, alla  deriva, proveniente un'epoca così lontana da sentirla quasi sconosciuta. Eppure i nostri genitori, i nostri nonni lo hanno vissuto quel tempo: tempo di incertezze, di lavoro estenuante nei campi, di fame, di miseria, di sopraffazione a volte. E' la nostra storia!

Per capire e decifrare meglio quei messaggi ho chiesto aiuto a Gigio: classe 1927, la memoria storica  di Valcarece - poche case a sei chilometri da Apiro. Dopo aver ascoltato le prime parole, senza pensarci neanche un secondo, ha confermato che, sì, quelle misure erano usate nella nostra zona fino al dopoguerra e queste erano l'equivalenze:

1 soma = 4 q.li
1 oncia= 33 gr.
1 libbra= 333 gr. perciò 3 libbre quasi 1 kg.
1 coppa= 25 kg.

Ha proseguito spiegando che la coppa era un contenitore di legno, ottenuto scavando il tronco di un albero, e serviva per misurare il grano, sopratutto. Conteneva 25 kg. e l'asta di ferro superiore aveva la funzione di far cadere il grano in eccesso; ben pressato se destinato al contadino - così avrebbe pesato qualche oncia in più - , senza alcuna attenzione se destinato al padrone.
Poi ha esclamato: " una coppa ancora la uso come porta attrezzi!".
Ed ecco ciò che resta di un'autentica coppa in disuso da oltre sessant'anni, anche se... ridotta alla base per renderla idonea alla nuova funzione:



Mentre scattavo le foto ho riconosciuto, sul bordo esterno della coppa,  il simbolo della croce impresso a fuoco sul legno. Ho chiesto a Gigio se gli ricordasse qualcosa ma è stata una scoperta anche per lui: " vedi, in quegli anni  una sola coppa di grano faceva la differenza tra la sazietà e la fame. Ci alzavamo con i nostri genitori anche di notte per finire di raccogliere tutte le spighe di grano, neanche un chicco poteva andare disperso. La vita dei contadini e la Fede era un tutt'uno perché credevano che tutto dipendesse da Lui. Era gente semplice, sicura che la croce li avrebbe protetti dalla grandine e dalle altre sventure. Ecco perché questo simbolo lo mettevano dappertutto, nei campi, nelle stalle e negli oggetti d'uso quotidiano."


Una curiosità: la coppa era usata in Italia quasi esclusivamente nelle province  di Ancona, Macerata e L'Aquila, e il suo utilizzo è stato definitivamente vietato nel 2009 (Wikipedia).  


Appunti:  il rudere si trova ad Apiro nel campo di proprietà comunale, tra l'ex convento dei Cappuccini e il cimitero. Sarei felicissimo di ospitare in questo blog altre  informazione sull'edificio e indicazioni utili per completare le frasi non ancora definite.

6 commenti:

  1. scanfesca20/5/13

    Bello! E' davvero in sintonia con il titolo del tuo blog: tracce minime ma rivelatrici di vite vissute.
    Anche uno mio zio usava la parete della cantina per "appuntarsi" notizie sul vino prodotto e le casse di uva...
    E quelle tracce ci commuovono un po' perchè sono squarci sulla vita normale di persone normali,che é storia anche questa, ma i libri non la sanno.

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  2. Oh! Che storia così interessante ci hai detto e documentato! Piena di dettagli ed elementi provenienti da un'altra epoca, che sembrano essere stati lì, in attesa di qualcuno che raccontassi la loro storia. Complimenti, Leo, una testimonianza convincente. Grande abbraccio

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  3. Scanfesca, pensa quante storie potremo scoprire sotto gli intonaci dei vecchi edifici di campagna!

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  4. Grazie Patzy, il tuo entusiasmo è un buon carburante per cercare altre storie. Promesso!
    Ciao.

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  5. Ciao Leo.
    Grande documento di civiltà contadina ma è veramente raro trovare tra i rurali di inizio novecento qualcuno che sapesse scrivere e addirittura bene.
    Bellissima scoperta!
    A presto.

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  6. Le ricerche non sono finite! Stiamo cercando di saperne qualcosa di più con l'aiuto degli Apirani. Spero, presto, di scrivere un aggiornamento. Ciao Barba.

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