17 gennaio 2013

A proposito di: Notturno ( post precedente)


In questa breve scena, tratta dal film "Mediterraneo", Gabriele Salvadores fa leggere  il "Notturno" di Alcmane come se fosse una ninna nanna. E' poesia nella poesia delle immagini ... e non me ne ero mai accorto.

La traduzione dal testo greco è quella di F.M.Pontani.






11 gennaio 2013

Notturno di Alcmane



La dorsale del monte San Vicino dalle Piane di Apiro  (6.1.13)
                              
 "Dormono le cime dei monti
e le vallate intorno
dormono le generazioni 
degli uccelli dalle lunghe ali"

Non lo so perché, ma la prima volta che ho visto queste parole scolpite in una lapide nel cimitero di Apiro ho avuto la sensazione che mi chiamassero, dall'alto. E tutte le altre volte che passavo di lì sentivo sempre il bisogno di leggerle, ancora una volta, per cercare di scoprirne il senso e l'autore.

I primi due versi erano potenti,  mi facevano rivivere le stesse sensazioni provate  in ogni escursione notturna: l'inquietudine per la notte e per i suoi abitanti nascosti, l'esagerata luminosità delle stelle, le incredibili dimensioni del cosmo in continua trasformazione contrapposte alle  minuscole attività degli umani  che intuivo svolgersi nei paesi giù nelle valli.
Il paesaggio intorno ad Apiro poteva ben adattarsi a quel "dormono le cime dei monti", l'autore  perciò poteva essere del luogo? 
Gli ultimi due versi sembravano un rebus, invece. Chi erano quegli uccelli? La morte? Ma l'iconografia classica  disegna una figura umana con la falce, sola ed eterna, perciò quel "generazioni  degli uccelli" indicava qualcos'altro, forse dei rapaci? Nelle nostre zone, però, non sono così numerosi come sembrava indicare la poesia, e allora chi erano e  quale cosa o  luogo simboleggiavano? 

Ho cercato di rispondere a queste domande discutendone con familiari, amici e il poeta ufficiale del gruppo, ma le risposte non erano mai convincenti finché... finché un giorno, grazie a Google-sapientino, ho scoperto che questo testo è un estratto della traduzione di Salvatore Quasimodo di  "uno dei primi notturni della letteratura occidentale" scritto da Alcmane nel ... VII secolo a.C.
Ecco è il testo integrale:

                               Dormono le cime de’ monti
                               e le vallate intorno,
                               i declivi e i burroni;
                               dormono i rettili, quanti nella specie
                               la nera terra alleva,
                               le fiere di selva, le varie forme di api,
                               i mostri nel fondo cupo del mare;
                                                dormono le generazioni degli uccelli
                                                dalle lunghe ali.

E' stata una sorpresa mozzafiato e il mistero si è dissolto all'istante. Avevo per diverso tempo quasi dialogato con una persona vecchia di 2.700 anni che mi aveva procurato emozioni e destato pensieri simili ai suoi.
Diamine, ma allora, in tutti questi millenni, anche se abbiamo inventato civiltà sempre più avanzate ci ritroviamo a convivere sempre con le stesse passioni e turbamenti?


  
                                                       Grazie, famiglia Leoni.


Appunti:  rovistando nella rete ho pescato una perla che vi consiglio di guardare: è la traduzione del notturno di Alcmane, con relative motivazioni e immagini, di ciascuno dei ventidue studenti della II° B del liceo Classico di Jesi. A loro sarà mancato l'effetto sorpresa ma non la bellezza di interpretare un testo così antico e nello stesso tempo così vicino a noi.
Bravi, ragazzi e docenti !


07 gennaio 2013

L'autodidatta





Jesi - via Roma  ( 29.12.2012 )

COME STENDERE I PANNI 

".. Non c'è niente di meglio che stendere dei panni all'aria aperta in una bella giornata di sole!   I panni prendono aria, si asciugano in fretta e a noi non resta che il profumo di pulito...
.. se facciamo attenzione a come li mettiamo ad asciugare sarà molto più facile la stiratura successiva. 
Quando stendiamo all'aria aperta ovviamente, per far si che il vento non ci porti via, i nostri capi vanno fermati al filo con le classiche mollette.
Tutti i capi da stendere vanno girati al rovescio per evitare che il sole li scolori.
Le camicie vanno stese dalla parte del colletto, le t-shirt invece vanno stese dalla parte inferiore.
Le gonne e i pantaloni si stendono dalla parte della vita. I calzini si stendono dalla punta, mentre le canottiere si stendono con le mollette sotto le ascelle.
Il sole tende ad ingiallire i capi bianchi e a scolorire i colorati per cui sarebbe bene non stendere alla luce diretta del sole..."