21 aprile 2013

Cupramontana: l'Eremo dei Frati Bianchi




Eremo dei Frati Bianchi, l'ingresso 

Il cancello blocca l'accesso alle auto, ma il varco lasciato aperto alla sua sinistra è un chiaro invito ad entrare. Siamo nell'area floristica protetta dei Frati Bianchi: un bosco secolare, autoctono spiega un cartello, di querce, frassini, ontano nero, aceri e altre latifoglie tipiche delle colline marchigiane. E stenti a credere di trovarti lì, pochi passi prima eri ancora tra gli olivi e il verdicchio di Cupramontana.

Area floristica protetta dei Frati Bianchi
 
Il marzo piovoso di quest'anno rende il Fosso del Corvo ancora colmo d'acqua e la vegetazione in grande forma per l'exploit della prossima collezione... primavera-estate.

Area floristica protetta dei Frati Bianchi
Il terreno intriso d'acqua  lascia ben vedere le impronte lasciate dagli animali selvatici  nei loro abituali percorsi,

Area floristica protetta dei Frati Bianchi: una cascata di capelvenere
e... meraviglia! Una parete verticale, alta circa quindici metri, completamente ricoperta di Capelvenere: la felce dalle fronde leggere e delicate come la chioma della dea Venere (wikipedia).  

Area floristica protetta dei Frati Bianchi
Continuando a salire, il rumore di una cascata nasconde, ma non troppo, il martellare di un picchio impossibile da scorgere.

L'Eremo dei Frati Bianchi di Cupramontana
Poi... il bosco si apre a una grande radura dove sorge l'Eremo dei Frati Bianchi. Sulla sinistra si vedono le grotte scavate intorno all'anno Mille dai monaci seguaci di San Romualdo, il benedettino che fondò la Congregazione dei Frati Camaldolesi: frati Bianchi perciò, dal colore del loro saio.

11 aprile 2013

Aironi opportunisti



Antefatto:
solitamente mi affido ad una fotocamera compatta quasi tascabile, con un teleobiettivo risibile, ma sono libero nei movimenti e spesso non mi accorgo più di averla. Stavolta, invece, avrei dovuto portare ben altra attrezzatura. Pazienza, mi scuserete per la non qualità delle foto.


Atto I:
in prossimità delle vasche di un allevamento di trote, nei pressi di Visso, scorgo un gruppo di grandi uccelli. Potevano essere delle cornacchie? Fermo l'auto sul ciglio della strada e così riconosco uno stormo di una quindicina di aironi cinerini intenti a fare colazione con tutto quel ben di Dio a portata di becco. Appena mi vedono spiccano il volo all'unisono.  Resto a guardarli mentre si posano, dopo lente e ampie volute, su un costone qualche decina di metri  sopra le vasche.


Atto II:
Seguo il consiglio di Roberto che avevo letto su questo bellissimo post: "A volte, uno dei modi migliori per scattare una fotografia ad un uccello, e' quello di starsene tranquillamente seduti in macchina. Lo so che non e' molto avventuroso, ma spesso e' il modo piu' redditizio."  Rimango perciò seduto in auto a scrutare gli aironi sperando in un loro ritorno per riprenderli da vicino; loro fingono indifferenza nei miei confronti ma, anche se restano di profilo, so che mi controllano, eccome: chi con l'occhio destro e chi con quello sinistro.


Epilogo:
Io credo di essere il più furbo, ma ho poco tempo a disposizione, non più di un quarto d'ora. I pennuti, invece, sono saggi e il loro scorrere del tempo è dissimile dal mio. 
Hanno vinto loro!



Morale della storia:
la Saggezza vince sulla Furbizia, ma senza fretta.