22 gennaio 2018

Marco Maiero, KZ

KZ è una canzone, uno sguardo breve ma intenso su cosa è stato l'Olocausto. L'autore, Marco Maiero, punta però lo sguardo su alcune persone, forse due,  tratteggiate con un pugno di aggettivi e sostantivi per dar loro un'anima e un corpo e renderle simboli di quella tragedia vissuta da più di sei milioni di persone.  Poche parole ma anche poche note perché entrambe,  a volte,  sembrano inadatte e inadeguate di fronte al dolore.

Già nel titolo, "KZ" (abbreviazione di Konzentrationslager, campo di concentramento), due sole lettere identificano lo spazio tempo in cui si muove il testo. Nella canzone, lo stesso verbo,"Ero", ripetuto dall'inizio alla fine come un mantra, non ci dà illusioni su ciò che accadrà, mentre una linea melodica semplice e ripetuta suggerisce una profondità infinita al calvario vissuto, e il rischio che ciò che è stato possa di nuovo succedere a causa dell' "incerta memoria". La complessa e articolata polifonia del coro a quattro voci  aggiunge intensità e colore al racconto e i volumi, ora bassi poi alti e altissimi, alternati e ricorrenti, trasformano la normalità del passato  in grida di dolore e poi in urla...di accusa?

Tutto si svolge in poco più di quattro minuti ma per fare spazio all'ascolto vi consiglio di allontanarvi dai rumori e dalla fretta  per far si che "le parole (e la musica, aggiungo) abbiano il tempo di sciogliersi nel cuore" (Marco Fortuna).

Nel video è Marco Maiero a dirigere i  Vôs de Mont, i suoi gesti e le sue espressioni rendono l'interpretazione del coro, secondo me,  ancor più intensa  e struggente.

KZ, testo:

Ero profumo di rosa;
quercia sapiente e nodosa;
ero padre, ero voce, ero sogni, ero sposa.
Ero anima senza sorriso, senza pietà e paradiso,
ero occhi e parole nel gelo, fame e deserto sul viso.
Ora sono un ricordo,
ora solo un ricordo scolpito nell'arida e incerta memoria della pietra del tempo.

MARCO MAIERO: KZ - CORO VÔS DE MONT 



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