25 luglio 2016

Bachi da seta a Cingoli


Sono serviti   il Museo dell'Arte Contadina di Cingoli, alcune uova di baco da seta, l'esperienza e il ricordo di due quasi novantenni (Silvio e Marì), la curiosità  e l'impegno di Rita e Franco,  per costruire con la maestria di un tempo una mini bigattiera.

Marì e l'allevamento domestico dei bachi da seta

Si è rinnovato così , quasi per magia, il ciclo completo del baco da seta, dalla larva al bozzolo. Adesso di uova ce ne sono a migliaia, troppe per utilizzarle a scopo didattico, perciò chi vorrà cimentarsi in questa avventura non dovrà far altro che chiederle al Museo, io posso fare da tramite.

Museo dell'Arte Contadina di Cingoli: la deposizione delle uova del baco da seta Bombyx Mori

Museo dell'Arte Contadina di Cingoli, la mini "bigattiera" per i bachi da seta

Museo dell'Arte Contadina di Cingoli, i bozzoli di seta sul "bosco"
Il Museo dell'Arte Contadina  e il Museo del Sidecar, entrambi sotto lo stesso tetto del Museo del Lago a Cingoli, convivono  in un inedito, curioso e interessante connubio, l'uno sotto e l'altro, in parte, sopra. Ma questa sarà tutta un'altra storia  da raccontare.

Cingoli, Museo dell'Arte Contadina con Rita e Franco (sotto) e il Museo del Sidecar (sopra)
Cingoli, Museo dell'Arte Contadina (sotto) e il Museo del Sidecar (sopra)


11 luglio 2016

Roma, la sfilata di moda nella Fontana di Trevi

Adiacente alla Fontana di Trevi,  la Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio
Alle ore 13 di una caldissima giornata estiva, c'ero anch'io alla Fontana dì Trevi, poche ore prima della sfilata di moda di Fendi progettata in quella stupenda cornice. Mi ero rifugiato in cima alla scalinata dell'adiacente chiesa barocca dei Santi Vincenzo e Anastasio, all'ombra, proprio davanti al portone d'ingresso. Alle mie spalle filtrava un refolo d'aria meno calda, profumata d' incenso e di note d'organo appena percettibili, un'oasi! Sotto di me la piazza. Ne avevo il controllo totale. 

Le tribune in cemento istallate per l'occasione e le transenne chiudevano il perimetro del monumento riducendo la larghezza delle già strette stradine circostanti. Malgrado l'ora, i 35 gradi di temperatura, i sampietrini bollenti (ci potevi cuocere la pizza) e le ombre degli edifici sempre più assottigliate, le fiumane di turisti non si arrestavano, continuavano a scorrere di continuo ed erano costrette a compattarsi per non mescolarsi in altri gruppi, in una babele di lingue e di effluvi da svenimento.

In quei pochi metri di spazio la globalizzazione era un dato di fatto. Malgrado le diversità dei tratti somatici, dei colori della pelle e delle lingue parlate, le sensazioni e le emozioni e i desideri ben visibili sulle facce delle persone erano uguali e trasversali in ciascuna nazionalità: stupore, allegria, curiosità, stanchezza, indifferenza, fame o voglia di una pennica, oppure pensieri inconfessabili del tipo ma chi me l'ha ffatto fa? mo me defilo e me ne vado a zonzo pe' conto mio...
Ero lì per caso, in tasca non avevo nessun biglietto d'invito perciò non avrei visto l'evento mondano della sera e non sarei stato compagno di... banco di Lagerfeld, peccato! Però una sfilata la voglio raccontare lo stesso: la sfilata delle guide turistiche. Nell'arco di una mezz'ora ne ho viste a decine, apparentemente insensibili al dolore fisico e agli umori del loro seguito, ciascuna con un segno di riconoscimento diverso: ombrello, cappello, paletta numerata, bastone o asta allungabile con su foulard, bandierina, stendardo, pompon, pelouche e chissà quant'altro.























L'Asta d'Oro per la migliore guida l'assegno a una donna, capo comitiva di una ventina di americani. Organizzatissima, con la destra impugnava un ombrello e un'asta con ben due foulard intrecciati mentre con la sinistra indicava di qua e di là. Parlava normalmente, senza alzare la voce, tanto un piccolo microfono fissato sul badge appeso al collo le consentiva di farsi ascoltare da tutto il gruppo munito di auricolari. Camminava con passo deciso, autorevole e disinvolto malgrado il caldo, la ressa, i soliti sampietrini bollenti e i suoi sandali con tacco 12.



Il pomeriggio dovevo trovarmi nella Pontificia Università Gregoriana, a pochi passi dalla Fontana di Trevi ecco perché mi trovavo da quelle parti. Il pranzo, quasi in solitaria, nell'esagerato quadriportico della facoltà mi risollevava da tutte le tribolazioni della giornata.

Roma, Pontificia Università Gregoriana