22 marzo 2017

L'acqua zè morta di Bepi De Marzi



"L'Acqua zé morta" è un sogno spaventoso, un monito e un grido di dolore per ciò che potrebbe accadere alla Terra e all'umanità in un prossimo futuro. L'autore è Bepi De Marzi, uno straordinario poeta e compositore di canzoni, traghettatore, dalla tradizione alla modernità, di musiche e testi d'ispirazione popolare.


"L'acqua zè morta" di Bepi De Marzi

Vardete intorno, vardete intorno ... 

Le strade no gà più l'ombria, 
le piazze zé posti de pena. 
Nei pra no se trova più fiori, 
i boschi gà perso la pace. 

E l'aqua, e l'aqua, e l'aqua...

L'aqua ze' morta, ze' morta, ze' morta, 
ze' morta sta matina! Tutti lo sapeva! 
ma l'aqua, ma l'aqua, ma l'aqua 
ze' morta, ze' morta ...


Coro I Crodaioli di Bepi De Marzi




Coro Cantering di Roma in concerto nella Stazione Birra 



Due stili diversi, due versioni della stessa canzone entrambe intense e coinvolgenti.


14 marzo 2017

Rimini: affreschi di pizza e dolci di fossa

Panino a tavolino 2 - Rimini


Rimini, pizzeria Borgo Antico
Qui, la pizza è una tra le migliori che abbia mai mangiato: sottile al centro e alta nel bordo così che già dal primo morso sprigiona tutto l’odore e il sapore di pane appena sfornato. Poi, man mano che ti avvicini al condimento, gli ingredienti naturali di stagione conditi con l’olio extra vergine d’oliva ti danno il colpo di grazia e decidi così, su due piedi, di farla finita con la dieta e, magari solo con gli occhi stracolmi di desiderio, ti metti ad assaggiare ogni singolo pezzo messo in bella vista sul bancone. 

La pizzeria “Borgo Antico” si trova  in un piccolo slargo nel cuore di Rimini, a pochi passi da piazza Cavour. Il locale è piccolo  ma i profumi  che si sprigionano dalle pizze appena sfornate a due metri di distanza,  la cortesia e la disponibilità dei proprietari, Giovanni e Anna,  ti fanno dimenticare l'esiguità dello spazio a disposizione. 


Rimini: chiesa di Sant'Agostino e pizzeria "Borgo Antico"
Volendo, è la scelta che preferisco, ti puoi sedere sulle panchine della piazzetta (d’inverno basta un solo raggio di sole per scaldarti) per goderti la pizza e la vista di Sant’Agostino, una delle chiese più antiche di Rimini arricchita, all’interno, da un bellissimo ciclo di affreschi trecenteschi di scuola riminese che, da soli, giustificano un viaggio in questa città. 

Rimini, chiesa di Sant'Agostino: Madonna con Bambino di scuola riminese
Ma se dopo la pizza non vuoi rinunciare a un dolce con caffè e alla lettura di un quotidiano locale stando comodamente seduto a tavolino, ti basta percorrere pochi metri seguendo il fianco sinistro di Sant'Agostino fino all'altezza dell'abside, una vetrina piena zeppa di dolci è l'ingresso del caffè "Antichi Pozzi".



Appena entrati, ti danno il benvenuto due pozzi ricoperti da una spessa lastra di vetro, non puoi non vederli, ci cammini sopra: sono due fosse da grano, meravigliosamente restaurate, testimoni della necessità di conservare e proteggere il frumento nei secoli passati (ne ho parlato qui, nel post di San Giovanni in Marignano)  lungo tutta la costa e nell'entroterra Romagnolo. 



Sarà stato il caso o forse il destino, in questo luogo dove per secoli si conservava il grano, oggi lo si lavora per produrre il pane e metri e metri di torte, paste, biscotti e tipicità della zona. Entrare per credere, Serena vi accoglierà con  il suo splendido sorriso.  





Torte e biscotti con vista sull'abside della chiesa di Sant'Agostino



Panino a Tavolino 
1- Pennabilli: l'Antica Macelleria Venturi





Spigolature

Per gli appassionati di libri:  proprio dietro l'angolo, a pochi metri dalla pizzeria "Borgo Antico"  c'è una rivendita dell'usato stracolma di libri fino sul soffitto, tutti disposti sugli scaffali e divisi per genere o autore come in una normale libreria.
   




27 febbraio 2017

La nuova scuola di Serrungarina



Serrungarina, inaugurazione scuola dell'infanzia
Succede sempre, dopo aver ascoltato i discorsi delle autorità, poco dopo il taglio del nastro, quando le porte della nuova scuola si aprono e i genitori, i nonni e i comuni cittadini entrano nella struttura e scoprono i nuovi spazi, la loro organizzazione interna, gli arredi, le soluzioni tecniche innovative poste in atto nella costruzione: la sorpresa è sugli occhi di tutti insieme ad un leggero sorriso appena avvertibile sulle labbra, segno di un qualche ricordo d’infanzia tornato a galla. Le problematiche, le fatiche, le scelte a volte difficili ascoltate pochi attimi prima sembrano trasudare dalle pareti insieme alla consapevolezza, molti lo riscoprono ora, che la scuola è sì un diritto del cittadino ma quello spazio essenziale per la crescita delle nuove generazioni si costruisce con la volontà e la tenacia di una intera comunità unita in un progetto educativo.
E i bambini? Beh! A loro bastano pochi secondi per orientarsi e poi gettarsi a capofitto nella nuova avventura.

L'inaugurazione della nuova scuola dell'infanzia di Serrungarina (PU) 


Chi terrà il nastro?


Piantumazione della Pera Angelica, una tipicità locale

Gli spazi  comuni
Caterina, l'architetta progettista, mi raccontava di aver scelto l'orientamento degli spazi comuni a partire da questa veduta sulla valle del Metauro. Dal 2017 Serrungarina e  altri due paesi si sono fusi nel comune di Colli al Metauro, questa splendida finestra sembra rappresentare l'essenza  della nuova realtà comunale.

Il bellissimo affaccio sulla vallata del Metauro fino alla Gola del Furlo

Il cortile esterno

Gli arredi

19 febbraio 2017

Il velo bianco per Elena e Mattia

Jesi, chiesa di San Giuseppe                                 18/2/2017

A Jesi, nella chiesa di San Giuseppe si è celebrato un matrimonio con rito e canti cattolici e ortodossi. Una giovane coppia e  due religioni divise da storie millenarie sono unite dall'abbraccio di un sottile ma potente velo bianco capace di abbattere qualsiasi muro. 
Buona strada insieme, Elena e Mattia,




22 gennaio 2017

Ad Apiro il dì di festa

Ad Apiro (MC), il mercato settimanale si svolge, cosa abbastanza rara o forse unica nelle Marche,  di domenica. In questo giorno in ogni stagione dell’anno,  il sacro e il profano s’intrecciano tra le chiese, le piazze  e  le vie del paese  diventando parte integrante della  storia e dell’identità dei suoi abitanti. E' difficile sfuggire al suo richiamo, anche se abiti a chilometri di distanza.

Apiro (MC)


Apiro (MC)

Apiro (MC)

Apiro (MC)

03 gennaio 2017

L'Antica Macelleria Venturi di Pennabilli

Settembre era iniziato da poco, due affascinanti settantacinquenni , o giù di lì, erano sedute in un tavolo accanto al mio in un dehor affacciato sulla piazza principale di Pennabilli (RN). Bionde, vestivano di chiaro, dalle scarpe sportive alle gonne su fino alle camicie. Soltanto gli occhi azzurri intenso di entrambe,  alcuni orecchini, collane e braccialetti sparsi qua e là , indossati con naturalezza e senza ostentazione, coloravano l’insieme. Avevano pranzato (i piatti erano vuoti) ma restavano sedute a guardare la piazza, a quell'ora deserta, le montagne circostanti, le case e i campanili della zona alta del paese. Sfogliavano per pochi attimi la guida (scritta in tedesco) appoggiata sul tavolo, oppure si guardavano e bisbigliavano tra loro con complicità. E sorridevano. Sorseggiavano con lentezza, o meglio, assaporavano il poco vino fresco rimasto nei calici, ma per me centellinavano quegli attimi per imprimerli nei ricordi con la maggior precisione e forza possibili. Sembrava che il vissuto di quella mattina fatto di arte storia natura e cibo a Pennabilli e ciò che avrebbero visto nel pomeriggio seguendo le indicazioni della guida si fossero per loro condensati nei bicchieri insieme al profumo del vino. Era una meraviglia guardarle.

Quella era l'immagine perfetta che cercavo da mesi per un post, questo (spiegherò dopo perché). Dovevo scattare una foto e di corsa perché le due turiste potevano alzarsi e partire da un momento all'altro. Senza pensarci su, prima che la mia timidezza me lo impedisse, ho lanciato un “buongiorno” rauco e sgraziato dalla fretta. Per fortuna il gancio aveva funzionato. Poco dopo sedevo al loro tavolo e già sapevo che provenivano da Vienna dopo aver fatto sette ore di “ viaggio comodo e piacevole” in autostrada alternandosi alla guida della piccola e ...bianca Skoda Fabia, che dormivano in B&B ad Urbino e da lì partivano ogni giorno per scoprire la zona compresa tra le Marche e la Romagna, che nel pomeriggio avrebbero visto il Museo Diffuso I Luoghi dell'Anima di Tonino Guerra e il Mateureka (il museo della storia del calcolo e della matematica), sempre a Pennabilli.
Erano incantate dai posti, dalla gentilezza delle persone e dalla varietà e bontà del cibo (questo si era capito) ma non si spiegavano il perché dei pochi turisti incontrati. Non ho avuto il coraggio di spiegare che quelli erano i danni poco conosciuti provocati dal terremoto nelle zone lontane dall'epicentro.

Stavo per chiedere il permesso di fotografarle quando l'imprevisto che temevo è accaduto: all'improvviso, un furgone frigorifero si è piazzato proprio di fronte ai tavoli impedendo la vista della piazza mentre il proprietario del dehor ha iniziato a sparecchiare obbligandoci perciò ad alzarci, a salutarci e a prendere ciascuno la propria strada. Io non ho potuto scattare la foto perfetta e voi avete dovuto sorbettarvi questo racconto che spero vi abbia fatto visualizzare e vivere almeno in parte quegli attimi insieme a me.

La piazza di Pennabilli (RN) con il dehor dell'Antica Macelleria Venturi
Questo è il primo post della serie "Panino  a tavolino": una raccolta, la mia,  di bei  luoghi,  dove, se hai fretta o non vuoi spendere troppo tempo, puoi  mangiare un panino o una pizza o un piatto pronto o un dolce; dove tutti i cibi sono  preparati con ingredienti freschi e non confezionati, meglio se fatti al momento; dove se chiedi "scusi la toilette"  i gestori ti rispondono con un sorriso; dove puoi sederti a mangiare e sfogliare un quotidiano magari con la cronaca locale; dove lo stesso locale, a volte, merita di essere visitato al pari di un museo; dove basta fare quattro passi per scoprire "bei luoghi", siano essi centri storici, parchi, panorami... 

Inizio con Pennabilli e con la foto perfetta che però non ho fatto. Quella che invece vedete qui sopra l'ho scattata una mezz'ora dopo la partenza delle turiste austriache e la chiusura del dehor. 

Pennabilli è stupenda, "L'Antica macelleria Venturi (dal 1805)" è unica.  Si trova nella piazza del paese in un edificio settecentesco di fianco alla cattedrale. I proprietari hanno avuto l'intuizione di costruire un dehor proprio di fronte al proprio negozio così che chi vuole è invitato, con la proverbiale professionalità e cortesia romagnola e senza costi aggiuntivi,  a sedersi in un tavolino con vista a mangiare o i prodotti tipici della zona (formaggi, salumi...) o i cibi già pronti preparati dagli stessi gestori,  o della carne fresca locale scelta e cucinata al momento. E' una delizia. Se vi trovate nei paraggi fermatevi in questo locale, tra l'altro non è detto che le due turiste austriache non abbiano deciso di concedersi un bis.






04 novembre 2016

Ugarage: Scenari immaginari di Franco Cecchini



UGarage: si parla di "Scenari immaginari" tra amici e Franco Cecchini 
Tra le immagini di Franco Cecchini esposte nelle mostra "Scenari Immaginari" ne ho fotografate alcune, a pelle, quelle che mi suscitavano un maggiore interesse , una suggestione o una emozione a volte inspiegabile. Dopo averle  trasferite sul pc per guardarle con più attenzione ho scoperto che hanno tutte la stessa trama, lo stesso filo conduttore: il movimento,  una sinestesia che ti da  la sensazione di muoverti all'interno della foto.

L'occhio e la mente cercano di scoprire cosa ci sia al di là di una porta in fondo ad un corridoio fatto di archi e volte   ( Interiors); quale profondità si celi tra le pareti e i muri divisi da solo colore (Camaguey);  quale relazione esista tra gli incastri e le  linee oblique dei tetti (Bolzano e Orvieto); il verso giusto di una scala in cui  il sopra e il sotto dei gradini s’inverte di continuo come in un quadro di Escher (Linee di fuga - Milano). Poi, nella foto che preferisco, vorresti scostare una tenda da cui filtra un refolo d’aria calda (perché non fresca? boh!)  per vedere da quale finestra aperta provenga la luce (l'Appuntamento).

"Scenari immaginari" per l’appunto, che solo  un occhio attento e preciso come quello di un chirurgo riesce a estrapolare dalla realtà per farli diventare paradossalmente un'ipotesi, una fantasia.


Interiors - Firenze 2013


Camaguey - Cuba 2014



Collages- Bolzano 2015


Linee di fuga - Orvieto 2014


Linee di fuga - Milano 2014


L'appuntamento - Milano 2014
Potrete vedere tutte le foto  della mostra (senza quei fastidiosi riflessi bianchi delle luci),qui, nel sito web di Ugarage: uno spazio espositivo inventato da Mirko Stortoni nel cuore del centro storico di Jesi. Il Palazzo della Signoria si riflette sulla vetrina dell’ingresso dove, se ti ci affacci nei giorni di mercato infrasettimanale, senti di essere parte di quel via vai tranquillo e curioso che da secoli si svolge lungo via Pergolesi, l’ex via degli Orefici, ricca ancora oggi di qualche negozio storico, del tipo Casa della Lana, e di qualche oreficeria, sopravvissuti all’era del fast food e del franchising.



Jesi, l'ingresso di UGarage

Da UGarage: Palazzo della Signoria (fine '400)


Da UGarage: via Pergolesi ( già via degli Orefici)


Da UGarage: via Pergolesi - l'antico decumano 

Ho parlato di Franco Cecchini anche qui, in occasione della mostra fotografica "Riflessi Condizionati".

24 ottobre 2016

Pensieri sparsi tra Arquata del Tronto e Acquasanta Terme

Arquata del Tronto è in alto, distrutta, come implosa su sé stessa, sopra uno sperone di roccia. Ti viene un nodo alla gola nel vederla, già da lontano. Sono le 13, piove, l’aria è fresca ed è scesa un po' di nebbia nella tendopoli allestita qualche decina di metri più in basso ma che sarà smantellata a breve. Oggi sarà un 'altra giornata dura per chi ha perso tutto e deve fare i conti quotidianamente non solo con la tragedia vissuta ma anche con il futuro da reinventare e, non ultimo, con la straziante vista delle macerie che incombono su tutta la valle (non ci sono ostacoli visivi tra il campo e il paese). L’autunno, il freddo, la nebbia, la pioggia non ti aiuta a essere ottimista. 
Resto soltanto qualche minuto e non scatto foto, mi sento un intruso. 

Ma siamo proprio sicuri che sia meglio ricostruire i vecchi centri abitati anziché costruire in zone nuove più sicure? E’ una domanda che mi faccio vedendo gli innumerevoli teloni blu della protezione civile a protezione dei tetti lesionati o crollati anche lungo la strada verso Ascoli Piceno.

Ad Acquasanta Terme la via Salaria è un nastro che divide in due il paese.  Verso nord, in basso, scorre il fiume Tronto dopo di che è un susseguirsi di crinali e pinnacoli boscosi, anticamera dei Monti Sibillini.

Acquasanta Terme, versante nord: due crinali pressoché identici 
A sud, sulle propaggini dei Monti della Laga, il nucleo più antico di Acquasanta sembra essere nascosto e protetto da un un muro fatto di case unite le une alle altre. Su quel muro , tra due finestre anonime da cui scivola giù un odore di dolci appena sfornati, un’insegna giallognola pubblicizza una pizzeria-pasticceria. 

Acquasanta Terme
Seguo la scia profumata fin dove la strada si restringe, il travertino si sostituisce agli intonaci e dove non è facile trovare un'insegna in particolare, tra una miriade di macellerie, norcinerie, generi alimentari, forni, pasticcerie, pizzerie. Comunque riconosco la mia targa giallognola, entro nel locale piccolissimo pieno zeppo di pizze salate e soprattutto di dolci.

Acquasanta Terme:  il centro storico addobbato per la Festa d'Autunno - folclore e castagne
Il proprietario è una persona gentile e curiosa, mi chiede anche un parere su ciò che mi ha servito. Parliamo con tranquillità eppure sta per chiudere. Alle sue spalle, nel laboratorio, vedo il  forno, gli attrezzi del mestiere , due teglie di croccante alle mandorle appena sfornate (ecco da dove proveniva quel profumo) e la finestra che dal basso avevo giudicato anonima ma che invece si rivela testimone di uno spazio stracolmo non solo di cose ma anche di manualità esperienza  tradizione e umanità.

Un forno nel centro di Acquasanta Terme
Esco sulla strada delle...insegne, un abitante mi dice che anche qui il sisma si è fatto sentire: le case sono rimaste in piedi ma il sessanta per cento delle abitazioni sono inagibili, gli sfollati sono centinaia ma per fortuna non si contano vittime. Cammino tra palazzi cinquecenteschi e costruzioni più umili, i vicoli sono scalinate che s'inerpicano su fino alla parte alta di Acquasanta. Vedo le rocce instabili su cui poggiano alcune case ma tutto il resto è un incastro di travertino, mattoni, muri, terrazze, spigoli di case e tetti che quasi si toccano. E poi finestre, tante finestre, purtroppo chiuse, che immagino testimoni di chissà quanti altri spazi densi di vissuti intrecciati tra loro, compresi quelli del pizzaiolo, a formare l'identità di questo paese.




Acquasanta Terme: il centro storico 
Qui, tutto ha uno scopo, una funzione: un muro diventa un bosco d'edera,  una sporgenza una legnaia, una sedia di legno e delle scalette dove sedersi una piazzetta per chiacchierare con i vicini. Tutto è in relazione con un tutto costruito nei secoli dagli abitanti di Acquasanta. 
Ricomporre queste armonie altrove sarebbe impossibile.

Senza volerlo ho risposto da solo alla domanda che mi ero posto partendo da Arquata del Tronto.

Acquasanta Terme





07 ottobre 2016

Spoon River nell'ex manicomio di Ancona ( CRASS)


CRASS di Ancona: ex manicomio psichiatrico
Stavo parcheggiando l’auto quando una nuvola s’è spostata e ha lasciato passare un raggio di sole che ha fatto risaltare ogni piccolo rilievo, fessura o asperità del muro distante pochi centimetri dalla portiera. Si è così materializzato all’improvviso un patchwork di mattoni lunghissimo, proseguiva anche sui muri contigui, con su incise migliaia di forme geometriche, righe orizzontali verticali e tonde, cifre, date, sequenze numeriche, forme reali e immaginarie, frasi.

I muri sono quelli dell’ex manicomio di Ancona ( oggi è un grande contenitore di servizi pubblici: il CRASS) che delimitavano sia i padiglioni che gli spazi verdi (clicca qui), allora separati gli uni dagli altri, dove i pazienti potevano uscire nelle belle giornate. 

I graffiti sono stati incisi dai “matti” in chissà quanti anni su migliaia di mattoni a partire da terra su fino a quasi due metri di altezza, in alcune aree non esiste un solo mattone privo di disegno.

I graffiti incidono le pareti di tutto il padiglione
La freccia blu indica il luogo dove ho scattato le foto ma i graffiti sono presenti anche in altre aree (ho controllato solo alcune pareti del lato sud) in alcune delle quali prevalgono nomi, date e frasi scritte a matita nella maggioranza dei casi, però, parzialmente coperte con altri segni. 

La planimetria del manicomio antecedente al  1971 :  la freccia blu indica l'area dove ho scattato le foto


Una  corriera degli anni  '40 ?



La mitica corriera Fiat 626 , non è la stessa del graffito?

Solo sequenze numeriche?

Non sembra la sagoma di uno dei tanti padiglioni tutti uguali del manicomio?

Un padiglione dell'ex manicomio di Ancona
Oggi, camminare tra quei padiglioni ti emoziona, avverti che un popolo di etichettati come diversi e quindi pericolosi è vissuto lì segregato dal resto del mondo chissà per quali motivi e chissà per quanto tempo, di sicuro alcune persone a vita.
Senti di vivere in una specie di Spoon River dove però i segni della vita vissuta sono reali, incisi, forse urlati, su migliaia di pietre e che, se studiati, potrebbero raccontare delle storie anch'esse vere. Speriamo che i probabili futuri restauri e ammodernamenti abbiano rispetto per queste tracce e le proteggano.



15 settembre 2016

Il primo giorno di scuola

1960, io in  terza elementare 
Negli anni ’60 frequentavo prima le elementari e poi le medie. Il primo giorno di scuola non era così ricco di auguri come sto leggendo in questi giorni su Facebook ma, al contrario, di minacce del tipo: ricordati che se non fai il bravo ti tocca! … se non studi ti bocciano… E’ vero, in quegli anni negli studi ero più simile a un Pinocchio ma anche chi era bravo come Enrico Derossi (nel libro Cuore) si beccava lo stesso tipo di …consigli.

Si entrava in classe e, ieri come oggi,  il discorso del maestro o del direttore o del prete andava sempre a finire sul nostro futuro: che eravamo il futuro della società, dell’economia, della famiglia, dell'Italia. E a forza di sentire quella parola così grande ma indefinita alla fine non ne conoscevo più il senso: il “mio futuro” è rimasta una parola vuota fino alle superiori. 

Tornando ai messaggi che ho letto oggi, se qualcuno mi avesse augurato, come ha scritto l' amica Bruna Stefanini, “di divertirmi a scuola e di aspettare ogni giorno con desiderio come un'avventura” di sicuro sarei stato meno Pinocchio, il futuro non lo avrei comunque visto prima ma ci sarei arrivato con tanta sicurezza e ricchezza in più tra le mani.



12 settembre 2016

Un matrimonio a Santa Maria del Bagno a Deruta


Deruta: Santuario  Santa Maria del Bagno           3/9/2016
Paola e Luca si sono scambiati gli anelli "segno d'amore e di fedeltà" nel Santuario Madonna del Bagno a Casalina di Deruta (PG): una mini chiesa a pianta rettangolare con tre navate costruita a fine '600 in aperta campagna per custodire l'effige, ritenuta miracolosa, di una Madonna con Bambino incastrata tra i rami di una "querciola".
Oggi la chiesa è sempre lontana dai centri abitati mentre le preghiere si sono materializzate in circa settecento ex voto in ceramica (siamo a Deruta, la capitale della ceramica) fissate dappertutto: sulle pareti e sulle colonne, davanti e dietro, in basso e in alto fin sopra al portale d'ingresso. Solo le volte degli archi e i soffitti ne sono sgombri.

Deruta: Santuario  Santa Maria del Bagno
Deruta: Santuario Santa Maria del Bagno

Deruta: Santuario  Santa Maria del Bagno
Anche le acquasantiere e gli oggetti sacri dell'altare sono in ceramica.


Quelle formelle cementate sulle pareti con uno schema ben preciso sembrano delle finestre di uno strano condominio all'interno delle quali si possono scoprire, la quotidianità, il lavoro, i desideri, le credenze e le paure di tre secoli e mezzo della nostra storia. Sono il segno di una fede semplice e ingenua (forse), ma, a volte,  per chi  deve scontrarsi con le imprevedibilità e i misteri della vita, la distanza tra scientismo e soprannaturale si riduce fino ad azzerarsi, ieri come oggi.

Per Grazia Ricevuta: guarigione di un'indemoniata

Per Grazia Ricevuta... due nascite

Per Grazia Ricevuta
Luca e Paola hanno scelto questa piccola chiesa perché cercavano il raccoglimento, l'intimità e la condivisione insieme ai loro cari, in una cerimonia essenziale , senza applausi e senza le invadenti luci delle videocamere.
La vicinanza, infatti, gomito a gomito con i parenti, gli amici, gli sposi e, mi piace pensare, con chi ha lasciato un segno di fede sulle pareti, ha reso palpabili e contagiosi, negli sguardi, gli affetti e le emozioni di ciascuno di noi.
E adesso...buona strada insieme!

Paola e Luca