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05 febbraio 2015

La Gola della Rossa/2 - Il Parco




Se cammini nella Gola della Rossa, chiusa alle auto oramai da più di quaranta anni, ancora oggi provi una sensazione di liberazione e di rivincita nei confronti del traffico scomparso. Non puoi fare a meno di “leggere” i resti di quella vecchia strada: massicciate, protezioni, segnali stradali, i vecchi isolatori in ceramica delle linee elettriche...Ti sembra impossibile che per secoli quei pochi metri di larghezza riuscirono a contenere il traffico incolonnato e asfittico di quella importante via di comunicazione tra Ancona e Roma, che le frequenti frane e cadute massi non causarono delle stragi e che gli esili guardrail di allora poterono “paracarrare” camion e automobili dal rischio di precipitare nel fiume Esino.

Gola della Rossa da Pontechiaradovo

Vecchi  guardrail

L'ultima pietra miliare 

Vecchi isolatori in ceramica nei sostegni delle linee elettriche


Natura contro guardrail in cemento
Poi ti accorgi che quella stessa strada si è trasformata in una piacevole compagna di viaggio per i due chilometri, circa, di percorso che si snodano tra le rocce a strapiombo, tra la vegetazione abbarbicata in ogni dove, tra gli odori che ondeggiano dal profumo del pino a quello della santoreggia, e tra i colori e contrasti di colori, a volte accecanti, dove il bianco delle rocce calcaree taglia come una lama il blu intenso del cielo. Ma se cerchi il silenzio, ti conviene  salire più in alto perché qui non ti lasceranno mai né il rumore del fiume che scorre, mulina, gorgoglia, sciaborda tra le rocce tormentate  né  lo struscio delle foglie agitate di continuo dal vento.


Gola della Rossa

Quel puntino nero sfocato è un'aquila

La strada gelata, il dirupo e il fiume Esino

Leggero o violento il vento soffia sempre
Questa zona insieme alla contigua e gemella  Gola di Frasassi fanno  parte dal 1989 del Parco Regionale Gola della Rossa e Frasassi. Frasassi è oramai famosa nel mondo per le sue magnifiche grotte, all’interno di una montagna scavata come il groviera (ne parlerò in un prossimo post),  la Gola della Rossa, invece, è più tranquilla e raccolta. Deve il suo via vai di persone proprio a quella strada chiusa che offre a tutti, giovani e anziani, atleti e comuni mortali, di andare in bicicletta, di arrampicare o di scendere in grotta, di  allenarsi alla corsa o , più semplicemente, di passeggiare in tutta tranquillità e assistere ad uno strano fenomeno naturale che ho descritto in questo post. 
Passeggiata estiva

Passeggiata in bicicletta sulla neve
Li ho visti arrivare, un bambino tra due adulti, a qualche centinaio di metri di distanza. In un attimo il bambino si stacca dal centro, il tempo di fare la pipì sul ciglio della strada e poi via, di corsa, si riposiziona nello spazio che occupava prima, e che i due compagni avevano lasciato libero pur continuando a camminare, come se quello al centro fosse un posto riservato solo a lui. Erano un tutt'uno: stessa attrezzatura,stesso passo, stessa stanchezza. Quando ci siamo incrociati e salutati il piccolo mi ha raccontato con lo sguardo, solo con lo sguardo, che lui, nell'escursione, aveva fatto cose stupende e difficili, da adulto con gli adulti. Credo che non dimenticherà facilmente questa escursione, la prima o una tra le sue prime iniziazioni alla montagna. Su roccia? Chissà!

Ritorno dall'escursione
In effetti, la facilità d'accesso  e la particolare conformazione e varietà delle rocce  hanno reso la Gola una gigantesca palestra all'aperto intersecata da tante vie attrezzate (dai nomi più improbabili e fantasiosi) con chiodi, spit e corde d'acciaio. A volte le pareti sono punteggiate da tante macchie colorate che poi scopri  allungarsi, con le mani protese a cercare qualche appiglio, oppure scendere nel vuoto appese ad un'esile filo. Altre, invece, le scorgi solo dopo aver seguito l'eco di grida che si cercano o si aiutano in qualche canalone semi nascosto.

Arrampicata on the road

Discesa a corda doppia

Arrampicata al...femminile


Un nome...improbabile attribuito ad una via attrezzata
Due sentieri secolari s'inerpicano per circa mille metri nel cuore del Parco, sulle cime a...guardia della Gola: il Monte Rovellone passando per l'Eremo di Grottafucile, a sud, il Monte Murano (La Rossa) costeggiando la Grotta del Vernino, a nord. I panorami, la natura e la fede diventano così spettacolo insieme alle tracce lasciate dalla fatica di intere generazioni che qui trovarono il loro sostentamento. Occorre solo po' d'attenzione e curiosità per scoprire muretti a secco, canali di scolo, ricoveri di fortuna e case di pietra, fazzoletti di terreno spianati e ripuliti dai sassi per essere coltivati.




Nord: dorsale del Monte Murano ( La Rossa) e la Grotta del Vernino

Sud: dorsale de Monte Rovellone  e l'Eremo di Grottafucile
Avrei voluto non inquadrare, nelle due foto in alto, i due squarci che le due cave di pietra hanno inferto alla montagna, uno dei quali per poco non ha fagocitato l'Eremo di Grottafucile? Stesso dilemma per la superstrada che per due volte sbuca dalle gallerie con prepotenza, come per ricordarci cosa ci aspetta al di là della Gola. Ma se vogliamo che le strade siano sempre più larghe e veloci e che le città continuino ad espandersi, altrimenti l'economia di una nazione crolla, da qualche parte dovremo pur prendere i materiali che ci occorrono. E infatti è qui, nelle cave, che l'Edilizia viene a fare la spesa. Non parlarne o peggio far finta di non vedere non è ipocrisia? Perciò non voglio rimuovere il problema e lo presento così com'è...senza trucchi e senza inganno. Ad un parco tirato a lucido, in cui perfino le fontane in acciaio sono camuffate da finte sorgenti naturali in pietra, preferisco questo ambiente dove il rapporto tra la natura e l'uomo non è falsato e dove le contraddizioni che la civiltà genera nel suo sviluppo diventano così esplosive che  implorano una risposta.

Incontro ravvicinato con la superstrada


Quando scende la sera, le luci dell'edicola religiosa, curata e ben tenuta, dedicata alla madonna sono le ultime ad illuminare la strada. Subito dopo inizia la Gola della Rossa così nera che la mente ce la trasforma  in un antro buio e misterioso come nelle favole. Ma dai racconti di chi abita nei paraggi, nelle frazioni di Falcioni, Palombare e Pontechiaradovo,  fino agli anni '50 la Gola rappresentava una importante fonte di sopravvivenza e di reddito anche se piena zeppa di pericoli. 
Ma di questo parlerò nella terza e ultima parte:
La Gola della Rossa/3 - La vita difficile

Pontechiaradovo  l'edicola religiosa all'ingresso della Gola della Rossa

Per leggere  "La Gola della Rossa/1 la leggenda, la storia, la strada" clicca qui 




11 dicembre 2014

La Gola della Rossa/1 - La leggenda la storia la strada.

Gola della Rossa: falesia con le impronte delle dita del "Diavolo" (*)

Se vi raccontano che è stato San Floriano a creare la spaccatura della Gola della Rossa, per accorciare il tragitto da Fabriano e Jesi e  quindi arrivare primo nella pazzesca corsa contro il Diavolo, e che le impronte delle "dita" sulla falesia sono la prova di quella gara, beh! sappiate che è una leggenda.












Gola della Rossa:  la Grotta della Madonna di San Floriano (**)


E non può essere una prova neanche la piccola cavità chiamata, dagli operai della vicina cava, la Grotta della Madonna di San Floriano perché si tratta di devozione.














La storia è ben diversa, non dissimile da quella di tante altre gole sparse nell'Appennino. I novecento metri di calcare purissimo che costituiscono il Monte Murano ( Monte della Rossa) appena sono emersi dal mare primordiale hanno subìto l'azione erosiva degli agenti atmosferici e, sopratutto, del fiume, in questo caso l'Esino, smanioso di arrivare al mare. Non è stato facile, ma nel giro di qualche milione d'anni c'è riuscito, scavando una gola sulle cui pareti a strapiombo possiamo leggere i segni di quella titanica impresa: archi, cavità. grotte, cunicoli, anfratti e pareti verticali come se fossero state tagliate da una ciclopica sega.

L'uomo arriva molto tempo dopo, ma l'ambiente selvaggio della Gola, le imprevedibili e temibili alluvioni, frane, valanghe, non consentono un passaggio certo e sicuro. Perciò, anche se l'attuale via Clementina sembra seguire il tracciato di un'antica via romana, nel corso dei millenni,  i viandanti preferiscono le "vie alte" superando i valichi sul Monte Murano e, nel versante opposto, sul Monte Revellone.


Ingresso alla Gola della Rossa:  versante est  Serra San Quirico 

Ingresso alla Gola della Rossa: versante  ovest  Genga Fabriano

Gola della Rossa: ex strada statale Clementina e il  fiume Esino
La Gola resta dominio del fiume Esino finché anche il Papa non sente la necessità di raggiungere il mare, ad Ancona: l'unico porto navigabile dello Stato Pontificio sull'Adriatico, da cui partono le rotte più brevi per l'Oriente. Così nel 1733 Papa Clemente XII costruisce la  prima vera e moderna via di comunicazione tra Fossato di Vico e Ancona, la Strada Clementina,  collegando stabilmente Roma ad Ancona. Nel tratto più impegnativo, quello nella Gola della Rossa, il tracciato si snoda sulla sinistra orografica del fiume.



Gola della Rossa dal ponte di  Pontechiaradovo

Poco più di un secolo dopo, nel 1866, sbuffa il primo treno a vapore, ma stavolta sulla destra orografica dell'Esino.














Gola della Rossa: ferrovia, fiume Esino e strada Clementina gomito a gomito


D'ora in poi, nelle poche decine di metri a disposizione, la strada, la ferrovia e l'unico casolare della Gola debbono convivere con le sfuriate di un fiume reso incontenibile dagli argini diventati, oramai, troppo soffocanti.









Esondazione dell' Esino il 12/11/2013:  l'acqua è arrivata al tetto


















Ingresso est della Gola della Rossa nel 1901: esplosione di mina (***)



A fine 'Ottocento nasce la prima cava all'ingresso della Gola della Rossa per sfruttare il calcare purissimo contenuto nelle rocce. Per ironia della sorte, un'infinità di quelle rocce ridotte in massi rivedranno il mare da cui provengono, stavolta, come barriere frangiflutti a protezione dei litorali.










Ingresso est della Gola della Rossa  oggi

Nel corso degli anni la strada nella Gola subisce continui ritocchi,  messe in sicurezza e importanti ampliamenti, gli ultimi dei quali nel dopoguerra, finché, negli anni '70, la vecchia Clementina viene sostituita dalla nuova superstrada costruita quasi tutta in gallerie. 




Gola della Rossa:  la dorsale del Monte Revellone






Con la chiusura al traffico  la Gola della Rossa rinasce e ritrova, finalmente, se non tutta, una parte significativa della sua naturale identità.
La scopriremo nel post:
La Gola della Rossa/2 - Il Parco  
(clicca qui)






*     chiacchierando con Ada Pescatori
**   e con Gemmino Stroppa
*** dal libro  " Storia del Gruppo Gola della Rossa"

e un grazie a Patrizia della Biblioteca Multimediale Fabriano "R.Sassi"


Pontechiaradovo
Una stella piazzata tra le rocce della Gola della Rossa s'illumina al tramonto, è un bell'augurio che, se potessi, accenderei anche per voi, cari amici...Buone Feste! e arrivederci nel 2015.


11 maggio 2013

Gola della Rossa: in compagnia delle nuvole


Gola della Rossa (AN)                                                                                                        8/5/13   h. 19.40
Il sole, prossimo al tramonto, illuminava solo le cime più alte, verso ovest, mentre la Gola della Rossa era già in ombra. Che strano però,  ero circondato da una luce soffusa, vibrante e irreale.
Alcuni alberi proiettavano la loro ombra sull'asfalto: com'era possibile se il sole stava scomparendo dalla parte opposta? E poi le rocce. Tutte di origine calcarea. Perché quelle a sinistra erano di colore grigio scuro, mentre quelle a destra apparivano più chiare, tra il rosa pallido e il seppia ?
Cosa stava accadendo?
Alle mie spalle, un'enorme nuvola cumulo-nembo, compatta e bianchissima, sembrava  l'improbabile vela di una nave ferma all'uscita della Gola. La luce bassa del  tramonto la colpiva frontalmente, e i suoi raggi, dopo essere stati assorbiti in parte dalla pioggia sospesa, rimbalzavano su di me e in questa parte del percorso.
Volevano offrirmi un'altra chance per proseguire oltre il buio, insieme.

23 marzo 2013

L'Eremo S. Maria di Grottafucile


Eremo S. Maria di Grottafucile - uscita della chiesa  -


Volevo sgranchire un po' le gambe e verificare, sul... campo, le malefiche e troppo complicate funzioni della nuova macchina fotografica: destinazione Castelletta e un qualsiasi percorso alle falde del Monte Revellone.
La scelta è caduta sulla frazione di San Pietro perché, dalla strada, era ben visibile un sentiero a mezza costa che s'inoltrava nell'area più impervia della zona.
In quella strana giornata potevi aspettarti di tutto: prima il sole, poi il vento forte con le nuvole, di nuovo il sole intervallato da brevi nevicate, il cielo nero a sud, blu oltremare a nord, un accenno di pioggia e l'odore della primavera. La fine dell'inverno, insomma.
La bellezza del preappennino marchigiano, la possibilità di ascoltare anche i più tenui rumori, la divertente variabilità del tempo, il sempre rinnovato piacere di camminare in montagna, mi avevano già fatto dimenticare il disagio di non essere in compagnia. Sguardo vigile, orecchio attento, e mano sul pulsante dell'otturatore, è così che ho iniziato a perlustrare, passo dopo passo, ogni angolo del percorso:




gli olivi coltivati al limite superiore dell'areale,



muretti a secco a protezione del pendio,










                                   

una tana di volpe (?),      


mentre una freccia, con le indicazioni chiare e dettagliate, mi suggeriva la direzione.


Da un lato, la primavera era rimasta di...ghiaccio,