31 marzo 2015

Suasa, l'antica città





Vi andrebbe di fare un viaggio indietro nel tempo? So anche dove tentare questa avventura fantastica: nella valle del fiume Cesano, sulla strada comunale tra Castelleone di Suasa e Senigallia dove una cappellina religiosa e una casa disabitata sono le uniche costruzioni visibili e, sul rettilineo perfettamente in piano,  il traffico è pressoché inesistente.
Restate perciò seduti nella vostra macchina del tempo, schiacciate il piede sull'acceleratore e poi, via, fiondatevi in quella che sembra una pista, fatelo ruggire il motore.



E anche se delle transenne sbarrano la strada e un segnale di divieto impone di fermarsi, non frenate, fidatevi!



Ecco, ci siamo, e' arrivato il momento! E poiché solitamente nei film è il buio che segnala il passaggio da una dimensione all'altra, provatela anche voi questa sensazione, chiudete gli occhi per due secondi...mentre fate scorrere lo schermo sull'immagine successiva.





Bentrovati a Suasa nel 409 d.c. Stiamo camminando sulla strada al centro della città romana: a destra c'è il Foro commerciale, a sinistra la splendida domus dei Coiedii ricca di mosaici. Le altre abitazioni, il teatro, l'anfiteatro e la necropoli non sono distanti, basta chiedere a qualche passante. In realtà oggi non c'è nessuno nei paraggi perché dicono che stia per arrivare Alarico, re dei Visigoti, con il suo esercito. Si sa che con lui c'è poco da scherzare e, perciò, chi può è scappato via.

Ricostruzione virtuale dell'antica città di Suasa

Ho giocato un po' con la fantasia, ma volevo farvi provare la sorpresa che ti toglie il fiato quando, al di là delle transenne (puntino rosso nelle foto), ti accorgi che il lungo tratto di strada asfaltata contiguo al Parco Archeologioco Città di Suasa non c'è più e trovi al suo posto, circa un metro più in basso, la pressoché intatta strada romana che collegava, come oggi, Suasa a Sena Gallica (Senigallia).
E' sbalorditiva la sovrapposizione delle due arterie avvenuta nel tempo. La strada, pratica comoda e veloce, percorsa ripetutamente negli anni e che ritenevi fosse opera recente non è altro che l'evoluzione millenaria del desiderio dell'uomo di viaggiare.


 Parco archeologico Città Romana di Suasa - tra le due barre rosse il tratto di strada asfaltata rimosso

Mirco Zaccaria, archeologo del Parco, raccontava che durante gli scavi, in quel metro di dislivello, erano ben visibili le tracce lasciate dai rifacimenti stradali nelle epoche successive a quella romana, ma non riuscivano a spiegarsi, lui e tutta l'equipe, perché l'asse stradale fu spostato, di volta in volta, leggermente più a sud. La risposta non l'hanno ancora trovata, ma che importa! In quel metro di dislivello il tempo sembra essersi condensato per restituirci, strato dopo strato, tutta la ricchezza del pensiero umano e le sue trasformazioni che in duemila anni ci hanno consegnato la civiltà così come la conosciamo e che crediamo, a volte con un pizzico di superbia, essere frutto solo del genio moderno.



Parco Archeologico Città di Suasa - verso ovest


Verso est, lo scostamento tra i due assi stradali è ben visibile

E Suasa? Dunque, Alarico è passato e da quel momento in poi la città inizia a perdere d'importanza perché insicura e indifendibile. Gli abitanti fuggono sulle colline circostanti e creano altre città: Corinaldo, Orciano, Mondavio, San Lorenzo in Campo e Castelleone di Suasa, la sola ad aver conservato nel nome la sua origine. Nel VI secolo Suasa è oramai abbandonata ma diventa una miniera per il riciclo dei materiali nelle città vicine, come dimostrano le quattro colonne di marmo grigio utilizzate nell' abbazia benedettina di San Lorenzo a San Lorenzo in Campo.Tutto viene asportato mentre il tempo provvede a interrare anche le ultime tracce rimaste.


San Lorenzo in Campo, abbazia di San Lorenzo - colonne romane

Negli ultimi trent'anni una minima parte della città è stata di nuovo portata alla luce ma la sfortuna sembra ancora accanirsi su di essa. L'eccezionale nevicata del 2011, infatti, ha demolito parte della struttura costruita a protezione della domus dei Coiedii e, l'anno successivo, l'esondazione di un torrente ha di nuovo interrato una parte significativa dell'area. Oggi si possono visitare solo le zone scoperte del Parco in attesa di interventi e di finanziamenti per la messa in sicurezza di tutta l'area.          


Parco archeologico Città Romana di Suasa

Dalle transenne è però possibile sbirciare una parte del Parco Archeologico e sopratutto la strada romana: l'acciottolato costruito a schiena d'asino ancora integro, i marciapiedi delimitati dalle pietre conficcate nel terreno e un quadrivio che lascia intuire l'intreccio di altre strade mentre le tracce lasciate dalle ruote dei carri, visibili sopratutto con la luce radente del tramonto, restituiscono le immagini, i rumori e le voci che davano vita alla città. 


Parco archeologico Città Romana di Suasa


Notizie utili per visitare:

- il Parco Archeologico (per gruppi e solo su prenotazione) - tel. 333 5351396

- l'Abbazia di San Lorenzo a San Lorenzo in Campo

  Ufficio parrocchiale tel. 0721 776825
  Pro Loco San Lorenzo in Campo tel. 0731 776479



22 marzo 2015

MOTO&CINEMA: una mostra di Costantino Frontalini




Che la mostra MOTO&CINEMA sia un evento diverso dai soliti lo scopri da subito guardando gli sguardi dei visitatori. Man mano che arrivano, infatti, è la curiosità che li spinge ad avvicinarsi, ma poi, dopo aver collegato le immagini  dei film alle relative moto, vere e reali, che puoi toccare con mano e calcolarne le dimensioni e la pesantezza o che ti colpiscono per  i colori e la bellezza delle forme,  dagli occhi sprizza la sorpresa e poco dopo un sorriso profondo che li accompagnerà dal primo all'ultimo film. E' la magia del cinema a destare quelle sensazioni. Sono la passione, la ricerca rigorosa e le competenze di Costantino Frontalini (curatore e proprietario della mostra) e di tutto il suo staff  a rendere le moto oggetti, o meglio, dei medium capaci d'introdurti nell'al di là... della realtà, nella finzione cinematografica. Per qualche attimo diventi attore tra  veri attori e registi e provi le stesse le emozioni di quando hai pianto o riso guardando quel film la prima volta, magari decenni prima.




Costantino ha ideato sei sezioni di film ma per questa mostra ne ha esposte due relative al cinema italiano: "Le moto del Maestro" (Federico Fellini) e "Rombi da Cinecittà".
Le mie foto ritraggono solo alcune delle moto in mostra e non rispettano alcuna classificazione o sequenza; ho lasciato che fossero le moto o i film ad attrarmi e a scegliere l'immagine che più mi riportava a questa o a quella storia. 

Buon viaggio!



IL FEDERALE di L. Salce - Moto Guzzi "S" (1938) con sidecar

I TARTASSATI di Steno - Moto Guzzi "GTV" (1939) con sidecar

CARO DIARIO di Nanni Moretti - Vespa 150 sprint (1967)

ROMA di F.Fellini -  Laverda 750 S (1970)

LE NOTTI DI CABIRIA di F.Fellini - Motocarro Lambretta fd 125 (1952)

IL VIGILE di L. Zampa - Moto Guzzi Falcone Sport (1953)

AMARCORD di F: Fellini - Harley Davidson r 750 (1934)

LA VOCE DELLA LUNA di  F. Fellini - Ducati 650 Indiana (1986)

LA STRADA di F. Fellini - Moto Guzzi Ercole

MAMMA ROMA di P.P. Pasolini - Gilera Giubileo 150 Sport (1962)


E per finire... LA DOLCE VITA
con  Costantino, alias Marcello Mastroianni, ed Ena, alias Anita Ekberg.


LA DOLCE VITA di F. Fellini - Vespa 125 (1959)

Per saperne di più su Costantino Frontalini, le moto e il cinema, e il sidecar  clicca qui.


















05 marzo 2015

Fabiola Frontalini maestro d'organo



Fabiola Frontalini ,  maestro d'organo                     26.10.2014 

Inizialmente erano solo gli uomini a suonare l'organo (preti, frati o musicisti di professione) ma a partire dai  primi anni del  '900 la presenza delle donne non è più stata un'eccezione.

Oggi quella distinzione è scomparsa, anzi, ciò che ha realizzato Fabiola Frontalini, maestro d'organo (il titolo è ancora al maschile), qui nella Vallesina  non è mai stato fatto nel tempo  da tutti gli organisti uomini messi assieme: ben venti rassegne organistiche "Suoni dal passato"  programmate in estate nelle località a cavallo tra le province di Ancona e Macerata, diversi studi e convegni sugli organi e l'arte organaria nelle Marche e relative pubblicazioni, la promozione e  il sostegno al restauro di tanti organi storici, spesso dimenticati, sparsi nel territorio.

Ma quello che colpisce oltre alla qualità e alla quantità degli eventi organizzati, circa 200, è l'anima, il progetto che Fabiola ha costruito con caparbietà per scoprire, collegare e farci conoscere i suoni, le identità  e le storie di ciascuno di questi strumenti, da quelli più piccoli sparsi nei paesi di campagna o di montagna a quelli più imponenti nelle città. 

Cingoli, presentazione del libro" la famiglia Cioccolani, organari  di Cingoli"

A sentirla parlare, i suoi modi leggeri e delicati intrisi di timidezza sembrano voler sminuire non solo l'impegno e la tenacia nascosti dietro ad ogni suo concerto, ma anche il talento,  che lei, ovviamente, non riconoscerà mai.
D'altra parte, chi dedica la sua vita a uno strumento così complesso e ... burbero, che ti costringe a dare le spalle al pubblico quando lo suoni perché è installato quasi sempre in spazi angusti e bui, addossato alla pareti o nascosto dietro gli altari o relegato nelle cantorie  sopra l'ingresso, non lo fa per vanità o per autocompiacimento ma solo per passione, per una smisurata e incontenibile passione..

la complessistà dell'organo: concerto  a ... tre mani 

La sua musica? Non sono i grado di raccontarla, dovrei chiederlo ai pori della mia pelle, loro ricorderanno le emozioni che scorrevano sul corpo come brividi durante qualche suo concerto. Volete ascoltarla? Posso darvi una dritta. Se la prossima estate sentirete dei suoni d'organo svicolare tra i muri di un qualche paese della Vallesina fate come i segugi, seguite quelle tracce di...note, entrate nella chiesa e guardatevi attorno. Se alla tastiera dell'organo è seduta una cascata di capelli dorati siete arrivati, quella è Fabiola.

Cingoli, Collegiata di Sant'Esuperanzio, concerto d'organo e coro 


Per saperne di più cliccate qui: Associazione Organistica della Vallesina




Concerto d'organo con Fabiola Frontalini e la Corale Polifonica Cingolana


13 febbraio 2015

La piccola eternità

Lungomare di Grottammare


La scritta sulla spalletta di un ponte nel lungomare di Grottammare contiene, come in una regola tacita, i soliti due cuori, le iniziali dei nomi, la data e la frase d'amore: in questo caso la strofa della delicata e struggente canzone-poesia " Lo Straniero" (1969) scritta e cantata da George Moustaki .

Ma se, normalmente, il tempo dell'amore descritto sui muri è vago e impalpabile perché eterno e senza fine, qui, invece,  l'eternità è piccola e il tempo è comunque scandito dalla certezza della morte.  Non so chi siano "E" e "C", se lui (o lei) abbia scelto questo testo per la concretezza del contenuto o, semplicemente, perché l'ascolto di questa canzone ha fatto da sfondo al loro primo bacio,  però bisogna essere lucidi e determinati, non solo innamorati, per affidarsi a un progetto come questo.

Quando passo di lì, non vi  nascondo che continuo a fare il tifo e a sperare per quella loro piccola* eternità.

Buon san Valentino!



* nel testo originale l'eternità è breve 



05 febbraio 2015

La Gola della Rossa/2 - Il Parco




Se cammini nella Gola della Rossa, chiusa alle auto oramai da più di quaranta anni, ancora oggi provi una sensazione di liberazione e di rivincita nei confronti del traffico scomparso. Non puoi fare a meno di “leggere” i resti di quella vecchia strada: massicciate, protezioni, segnali stradali, i vecchi isolatori in ceramica delle linee elettriche...Ti sembra impossibile che per secoli quei pochi metri di larghezza riuscirono a contenere il traffico incolonnato e asfittico di quella importante via di comunicazione tra Ancona e Roma, che le frequenti frane e cadute massi non causarono delle stragi e che gli esili guardrail di allora poterono “paracarrare” camion e automobili dal rischio di precipitare nel fiume Esino.

Gola della Rossa da Pontechiaradovo

Vecchi  guardrail

L'ultima pietra miliare 

Vecchi isolatori in ceramica nei sostegni delle linee elettriche


Natura contro guardrail in cemento
Poi ti accorgi che quella stessa strada si è trasformata in una piacevole compagna di viaggio per i due chilometri, circa, di percorso che si snodano tra le rocce a strapiombo, tra la vegetazione abbarbicata in ogni dove, tra gli odori che ondeggiano dal profumo del pino a quello della santoreggia, e tra i colori e contrasti di colori, a volte accecanti, dove il bianco delle rocce calcaree taglia come una lama il blu intenso del cielo. Ma se cerchi il silenzio, ti conviene  salire più in alto perché qui non ti lasceranno mai né il rumore del fiume che scorre, mulina, gorgoglia, sciaborda tra le rocce tormentate  né  lo struscio delle foglie agitate di continuo dal vento.


Gola della Rossa

Quel puntino nero sfocato è un'aquila

La strada gelata, il dirupo e il fiume Esino

Leggero o violento il vento soffia sempre
Questa zona insieme alla contigua e gemella  Gola di Frasassi fanno  parte dal 1989 del Parco Regionale Gola della Rossa e Frasassi. Frasassi è oramai famosa nel mondo per le sue magnifiche grotte, all’interno di una montagna scavata come il groviera (ne parlerò in un prossimo post),  la Gola della Rossa, invece, è più tranquilla e raccolta. Deve il suo via vai di persone proprio a quella strada chiusa che offre a tutti, giovani e anziani, atleti e comuni mortali, di andare in bicicletta, di arrampicare o di scendere in grotta, di  allenarsi alla corsa o , più semplicemente, di passeggiare in tutta tranquillità e assistere ad uno strano fenomeno naturale che ho descritto in questo post
Passeggiata estiva

Passeggiata in bicicletta sulla neve
Li ho visti arrivare, un bambino tra due adulti, a qualche centinaio di metri di distanza. In un attimo il bambino si stacca dal centro, il tempo di fare la pipì sul ciglio della strada e poi via, di corsa, si riposiziona nello spazio che occupava prima, e che i due compagni avevano lasciato libero pur continuando a camminare, come se quello al centro fosse un posto riservato solo a lui. Erano un tutt'uno: stessa attrezzatura,stesso passo, stessa stanchezza. Quando ci siamo incrociati e salutati il piccolo mi ha raccontato con lo sguardo, solo con lo sguardo, che lui, nell'escursione, aveva fatto cose stupende e difficili, da adulto con gli adulti. Credo che non dimenticherà facilmente questa escursione, la prima o una tra le sue prime iniziazioni alla montagna. Su roccia? Chissà!

Ritorno dall'escursione
In effetti, la facilità d'accesso  e la particolare conformazione e varietà delle rocce  hanno reso la Gola una gigantesca palestra all'aperto intersecata da tante vie attrezzate (dai nomi più improbabili e fantasiosi) con chiodi, spit e corde d'acciaio. A volte le pareti sono punteggiate da tante macchie colorate che poi scopri  allungarsi, con le mani protese a cercare qualche appiglio, oppure scendere nel vuoto appese ad un'esile filo. Altre, invece, le scorgi solo dopo aver seguito l'eco di grida che si cercano o si aiutano in qualche canalone semi nascosto.

Arrampicata on the road

Discesa a corda doppia

Arrampicata al...femminile


Un nome...improbabile attribuito ad una via attrezzata
Due sentieri secolari s'inerpicano per circa mille metri nel cuore del Parco, sulle cime a...guardia della Gola: il Monte Rovellone passando per l'Eremo di Grottafucile, a sud, il Monte Murano (La Rossa) costeggiando la Grotta del Vernino, a nord. I panorami, la natura e la fede diventano così spettacolo insieme alle tracce lasciate dalla fatica di intere generazioni che qui trovarono il loro sostentamento. Occorre solo po' d'attenzione e curiosità per scoprire muretti a secco, canali di scolo, ricoveri di fortuna e case di pietra, fazzoletti di terreno spianati e ripuliti dai sassi per essere coltivati.




Nord: dorsale del Monte Murano ( La Rossa) e la Grotta del Vernino

Sud: dorsale de Monte Rovellone  e l'Eremo di Grottafucile
Avrei voluto non inquadrare, nelle due foto in alto, i due squarci che le due cave di pietra hanno inferto alla montagna, uno dei quali per poco non ha fagocitato l'Eremo di Grottafucile? Stesso dilemma per la superstrada che per due volte sbuca dalle gallerie con prepotenza, come per ricordarci cosa ci aspetta al di là della Gola. Ma se vogliamo che le strade siano sempre più larghe e veloci e che le città continuino ad espandersi, altrimenti l'economia di una nazione crolla, da qualche parte dovremo pur prendere i materiali che ci occorrono. E infatti è qui, nelle cave, che l'Edilizia viene a fare la spesa. Non parlarne o peggio far finta di non vedere non è ipocrisia? Perciò non voglio rimuovere il problema e lo presento così com'è...senza trucchi e senza inganno. Ad un parco tirato a lucido, in cui perfino le fontane in acciaio sono camuffate da finte sorgenti naturali in pietra, preferisco questo ambiente dove il rapporto tra la natura e l'uomo non è falsato e dove le contraddizioni che la civiltà genera nel suo sviluppo diventano così esplosive che  implorano una risposta.

Incontro ravvicinato con la superstrada


Quando scende la sera, le luci dell'edicola religiosa, curata e ben tenuta, dedicata alla madonna sono le ultime ad illuminare la strada. Subito dopo inizia la Gola della Rossa così nera che la mente ce la trasforma  in un antro buio e misterioso come nelle favole. Ma dai racconti di chi abita nei paraggi, nelle frazioni di Falcioni, Palombare e Pontechiaradovo,  fino agli anni '50 la Gola rappresentava una importante fonte di sopravvivenza e di reddito anche se piena zeppa di pericoli. 
Ma di questo parlerò nella terza e ultima parte:
La Gola della Rossa/3 - La vita difficile

Pontechiaradovo  l'edicola religiosa all'ingresso della Gola della Rossa

Per leggere  "La Gola della Rossa/1 la leggenda, la storia, la strada" clicca qui