02 settembre 2015

Facce da selfie: evviva il selfie!

Baia di Portonovo (AN)

In una giornata di mare ho visto più selfie che pesci. Selfie dappertutto e in tutte le ore, in solitaria o di gruppo, in pose gessate, curiose o imbarazzanti per chi guarda anche senza volerlo. Un episodio speciale lasciatemelo raccontare in dettaglio.

A pochi metri dal nostro ombrellone una ragazzina appena adolescente, bellissima, si fotografa in posa da modella con sorrisi a denti abbaglianti. Dopo un decina di minuti arriva la sorella di circa 4/5 anni, che è lì solo di passaggio con il secchiello colmo d'acqua e fango e la coinvolge, suo malgrado, in un altra serie a raffica di selfie: le pose della "modella" sono sempre le stesse mentre la piccola si esibisce in sbadigli, linguacce e smorfie. A fine... reportage le due sorelle si trovano abbracciate, così iniziano a toccarsi, ad accarezzarsi, a baciarsi e a giocare rotolandosi una sull'altra.
Il tempo di guardarsi attorno e poi si fiondano dai genitori, poco distanti, sprofondati in una pennica estrema sotto l' altro ombrellone (quello verde della foto), li svegliano e ricomincia un'altra serie infinita di selfie. E anche stavolta, alla fine degli scatti, come se ci fosse un accordo tacito tra i quattro, si ripete la scena di prima in cui tutti s'intrecciano ridendo e giocando insieme: stupendi!.

Che dire! se il selfie è anche questo: evviva il selfie.

Baia di Portonovo (AN)

Se ripenso alle valanghe di critiche apparse sui media per questo tipo di autoritratto mi viene solo da ridere: i selfie non nuociono né alla salute né all'ambiente, mi pare, e se l'originalità e la spontaneità non sono la loro caratteristica principale rinfreschiamoci la memoria con qualche nostro vecchio album fotografico e contiamo tutti i "cheese" stampati tutti uguali sui volti.
L'unica controindicazione del selfie è che non puoi più attaccare bottone con qualche sconosciuto/a chiedendogli "scusi! può scattarci una foto per favore?"


ps: solo dopo aver trasferito le foto sul pc ho notato la ragazza (in alto a destra) intenta a immortalare il suo eroe muscoloso a fine nuotata. La ricordo bene perché dopo pochi attimi è entrata in acqua e si è sparata anche lei un selfie, abbracciata al suo lui. 


15 luglio 2015

L'alba di Ovidio


L'alba a Valcarecce di Cingoli (MC)

È da un po' di tempo che gli esperti attribuiscono il nome di personaggi mitologici agli eventi meteorologici estremi. Stiamo tornando ai miti e alle leggende con le quali l'uomo, nel tempo, cercava di districarsi tra la bellezza, la potenza e i misteri della natura e dell'universo. 
Chissà, forse è per questo motivo che stamattina, mentre ascoltavo le notizie dell'arrivo oramai certo del supercaldo africano, mi è venuto in mente questo racconto che  Ovidio compose duemila anni fa. E' di una bellezza unica. La descrizione è modernissima, degna di un fantasy cinematografico:


[...]ecco che allertata dai chiari d’oriente
l’Aurora spalanca i battenti di porpora e gli atrii stipati
di rose; sciama l’esercito di stelle; serrate le fila
Lucifero lascia per ultimo la postazione del cielo.
Appena lo vede calare a terra, il mondo arrossarsi,
illanguidire la falce dell’ultima luna, Titone 
alle Ore comanda di aggiogare i cavalli. Le dee
sollecite eseguono e dalle stalle del cielo conducono
ingozzati di succo d’ambrosia, i quadrupedi che
sputano fuoco, e li bardano coi loro morsi sonanti.
[...]riempiono di nitriti
fiammeggianti l’aria e tempestano i cancelli di calci.
Appena Teti [...] li apre, e spalanca ai cavalli l’immensità del cielo
quelli si avventano, strappano scalpitando per l’aria
le nebbie che incontrano [...] *

trasportano nel cielo il carro del Sole

[...] L’asse è d’oro, d’oro il timone, d’oro i cerchioni
delle ruote, d’argento tutta la serie dei raggi, sui gioghi
gemme e topazi disposti in bell’ordine sprizzano
barbagli abbaglianti specchiandosi nella luce del Sole.[...]*


* V.Sermonti, Le Metamorfosi di Ovidio, Rizzoli, Milano 2014, pp. 79-80


01 luglio 2015

Una mostra che gli fa un baffo a Picasso!


Anzi, due baffi!



Non solo io, anche l'esposimetro della fotocamera è impazzito davanti a questa esplosione di colori.


parete laterale sinistra




Location: Scuola dell'infanzia Biancaneve, Casale S.Ermete di Santarcangelo di Romagna (Rimini)

Artists: tutti i bambini della scuola, dai più piccoli ai più grandi

Art Director: tutte le insegnanti della scuola, dalle più piccole alle più grandi

Sponsor: un genitore. Non so se piccolo o grande ma certamente è un grande. Le 120 scatole di cartone                 tutte della stessa dimensione, da usare come mattoni, le ha trovate lui.

Materiali: scatole di cartone, colla e tempere 

Open until: si spera fino a settembre/ottobre, dipende dalla tenuta della colla

Testimonial: Giulia. Dolcissima. Malgrado fossero gli ultimi minuti dell'ultima ora dell'ultimo giorno di                       scuola si è fatta fotografare per farci apprezzare le reali dimensioni della casa   


parete posteriore

parete laterale destra

la finestra, manca solo la zanzariera

l'ingresso
Buone vacanze a tutti!







22 giugno 2015

Il solstizio d'estate nella Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi


Oasi Ripa Bianca Jesi : i Sunrise & Soul in concerto, all'alba... of course.
Non so se i pennuti abitanti della Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi abbiano potuto sentire dentro di sé, in qualche maniera, l'arrivo del solstizio d'estate, ma di certo quando un centinaio e forse più di persone, all'alba del 21 giugno, hanno invaso quasi in contemporanea il loro territorio non si sono scomposti e hanno continuato a chiacchierare e a svolazzare indisturbati. E dal momento in cui  il sole, alle 6.15, è riuscito a farsi strada tra i rami degli alberi e i Sunrise & Soul hanno iniziato a suonare i loro brani jazz, le due musiche, quelle degli uccelli e del complesso, non sono entrate in disaccordo, anzi, ciascuna sembrava fare da sponda all'altra.

Quei suoni avvolgenti, gli odori e il verde sovrastante della vegetazione, il calore dei primi raggi solari sulla pelle capaci di disperdere in un attimo sia il torpore della levataccia sia il freddo e l'umidità di una fredda mattina, la presenza di tanti amici con cui condividere la stessa esperienza, tutto era un invito a chiudere gli occhi e a immergersi  in quella dimensione. Non saprei dirvi cosa sia l'armonia perfetta ma direi che per qualche attimo ci siamo andati vicini.

Oasi Ripa Bianca Jesi: la platea ripresa da un...palchetto laterale

Chiedo scusa agli organizzatori e ai Sunrise & Soul ma alcuni di noi non hanno resistito a dare un'occhiata alla Riserva durante il concerto; la musica si sentiva ugualmente, anche se un po' soffusa, e sembrava fare da colonna sonora a quello stupendo documentario che stavamo gustando in diretta. 

l'airone si  scalda ai primi raggi di sole, ascolta anche lui la musica? 


Oasi Ripa Bianca Jesi : riflessi impressionisti alla maniera di  Monet

Arrivederci al prossimo anno, spero! e un grazie in jazz a David Belfiori & C.

18 giugno 2015

Anglofilia: antropologia della "scuregia" di Alessandro Santoni

in vernacolo  anconetano


A N G L O F I L I A = = = = =
 Nun me stà dì de la scuregia inglese,
ch'è fata de rusbife e de pà biancu,
nun poi discute te che nun l'hai intese,
iu sci, ch'el pozu dì chi stagu al fiancu.
 Da tutu el mondu pia, che fà le spese,
de roba in tì budeli a dila francu
ne mete al giornu quantu no in tun mese,
ch'à imaginalu te nun pensi mancu.
 Quantu scuregia, pare nà trumbeta
che sona fra le stele e po che udore,
guasi ciavese in tel culu nà buceta
d'acqua de rose o de calcaltru fiore.
 No scoregiamu, scì, ma è melancià,
è acqua schieta, e puza come el fiele,
fà lape, lape, e nun pole udurà,
ma lori, è tutu Wiski e caramele.
 L'inglese è bravu è bonu a scoregià,
ma se prumete, le prumese è quele.
 Te da l'inglese, calcosa poi sperà...
"Sci, me darà le tredici canele".

Ancona 1944.

di Alessandro Emetrio Santoni alias SCETTICO


Tutto è iniziato una trentina d'anni fa in una bancarella di libri ad Ancona. Ho trovato Anglofilia,  in un foglio piegato in due e corretto a mano, all'interno di un opuscolo di poche pagine intitolato "PLEASE" scritto da SCETTICO. Non potevo non comprarlo, il sonetto era troppo originale e carico di significati, inoltre, cercare di scoprire chi si celava dietro quello pseudonimo sarebbe stato più che divertente.

Ho dovuto aspettare che la dotazione libraria della biblioteca comunale di Ancona fosse interamente digitalizzata per scoprire altri due opuscoli scritti da SCETTICO, conoscere il suo vero nome,  Alessandro Emetrio Santoni, e  qualche episodio della sua storia personale.

Nel 1910 Alessandro, sopraffatto dall'amarezza e dallo SCETTICISMO, abbandona il Partito Socialista colpevole, secondo lui,  di non aver partecipato alle celebrazioni del cinquantenario della liberazione di Ancona.
Un salto di pochi anni e combatte nella Prima Guerra Mondiale da cui torna ferito. 
Nel 1922 si iscrive al Partito Fascista  e nel 1930 "a causa di una scottante verità", raccontata nel posto di lavoro, viene licenziato "con un provvedimento" del Duce. Se nel 1933 scrive in una prefazione di un altro opuscolo "E' il terzo inverno che passo disoccupato [...] Ogni porta mi si chiude in faccia come fossi un lebbroso" vuol dire che la "scottante verità" non gli viene perdonata. Eppure, stranamente, rimane fervente fascista (o cerca di ingraziarsi qualche potente ?) poiché nella stessa prefazione aggiunge "L'Italia ha oggi un governo e Roma ha trovato il suo Genio".
Comunque, l'unico modo che gli resta per sbarcare il lunario è quello di stampare gli opuscoli contenenti le  sue poesie, i sonetti o gli inni patriottici per poi rivenderli a 30 lire ciascuno.

Nel 1944 scrive Anglofilia e se dichiara di essere uno di quelli che "stagu al fiancu" degli inglesi vuol dire che la liberazione di Ancona (18 luglio 1944)  è già avvenuta. Ma il pensiero continua a restare fascista. Quando descrive gli inglesi come il popolo che "da tuto el mondo pia" e quando "prumete" ti promette le "13 canele"*, sembra di ascoltare uno di quei cinegiornali di propaganda del Ventennio incaricati di ridicolizzare il nemico di allora.
Ma è impossibile non perdonarlo quando, con un pizzico di invidia malcelata, descrive il contenuto della "scuregia" inglese "ch'è fata de "rusbife e de pà biancu" (roast beef e pane bianco), cibi prelibati che (gli inglesi) "ne mete al giorno quantu no (noi italiani) in tun mese".    





* promettere le "13 canele" a un anconetano significa non promettere niente. La Fontana delle 13 Cannelle , infatti,  è uno dei monumenti più importanti di Ancona che non puoi promettere a chi ce l'ha già, è come promettere il Colosseo a un romano. 



07 maggio 2015

Il terrore nella chiesa della Maestà di Urbisaglia


Maestà di Urbisaglia: chiesa della Maestà

La Maestà di Urbisaglia era una tranquilla e solitaria edicola votiva lungo la strada tra Urbisaglia e Macerata. Nel ’400, negli anni bui della peste, qualcuno disse di aver visto parlare la Madonna dipinta nell’edicola: se Le avessero costruito una chiesa avrebbe garantito alle popolazioni del luogo l’immunità dal terribile morbo.Un po' per fede, un po' perché rivolgersi ai santi, spesso, costituiva l'unica medicina disponibile la chiesa fu costruita in poco tempo addossandola a un manufatto romano (siamo a pochi  metri dall’antica città di Urbs Salvia) e inglobando l’immagine della Madonna miracolosa.

La Maestà dell'antica edicola religiosa
Prima di entrare nella Maestà di Urbisaglia, però, tutto quanto avete visto, ascoltato e studiato sui cicli pittorici affrescati da Giotto o da Michelangelo … scordatelo! In questa chiesa , infatti, gli affreschi sulle pareti non furono realizzati seguendo un progetto iconografico unitario, macché, man mano che se ne sentiva l’esigenza si dipingeva sugli spazi liberi, in alto o in basso, ai lati di una porta o negli spazi tra due affreschi.
Chiesa della Maestà


Chiesa della Maestà

Ex voto

Ex voto: Apparizione della Vergine 
Non si avvicendarono artisti di fama internazionale ma artisti e artigiani del posto, alcuni neanche molto esperti sulla tecnica dell’affresco visti gli errori e le parti sgretolate non a causa dell’umidità ma perché dipinte sull’intonaco asciutto.




Affresco sopra a un altro affresco, errore o ripensamento?

I committenti, poi,   non furono né  papi né principi, bensì, gente comune o benestanti  delle zone vicine i cui nomi sono ancora leggibili negli affreschi. Benestanti neanche tanto ricchi se alcuni sponsorizzarono in coppia alcuni dipinti.








Ex voto di  "Pascucia", anno "1533"




Eppure, questa improvvisazione e  imperfezione  sorprende  ed emoziona  quanto o forse più dell’opera dei grandi maestri, perché tutto quello che vedi  è autentico, voluto dalla gente comune,   realizzato dalle persone i cui discendenti   ancora pregano in questa chiesa, e tramandato a noi dalla cura e dalle attenzioni delle  stesse comunità locali. Non solo. Subito dopo  aver preso confidenza con gli affreschi, un altro aspetto colpisce e riesce quasi a commuovere:  a parte la Maestà , una natività, una crocefissione e qualche immagine sacra, la maggior parte dei dipinti sono  atti di devozione fatti dipingere dai committenti per proteggersi dalla peste  o ex voto per lo scampato pericolo. Su quelle pareti ho contato  decine di San Rocco e di San Sebastiano, i santi protettori dalla peste. Tutta la chiesa ne è letteralmente fasciata.


...decine di San Sebastiano e San Rocco

Mix di San Sebastiano e San Rocco

La ferita di San Rocco simboleggia il bubbone della peste 

Un affresco firmato da Gasperini da Parma 
In questa parete,  Sant'Antonio, anche lui considerato santo taumaturgo, con il bastone a "tau" e un maialino fasciato, è affiancato da San Rocco e San Sebastiano. Come a dire, per sicurezza meglio non tralasciare nulla.
Sotto ai tre santi, nei riquadri della deliziosa "apparizione della Vergine col Bambino" i soliti San Sebastiano e San Rocco sono dipinti sulla nuvola, insieme alla Madonna.

Apparizione della Vergine col Bambino ( vedi dettaglio, puntino rosso)


dettaglio: San Sebastiano e San Rocco  sulla sulla nuvola insieme alla Madonna 

Il terrore per la peste, le implorazioni e le preghiere sembrano ancora oggi trasudare da quelle pareti, da quegli affreschi, insieme ai graffiti dei tanti fedeli e pellegrini che lasciarono qui un segno del loro passaggio, come quello di un certo Billa "agosto 1565 ...Billa qua passò ...alla volta di Malta".


Graffito di "Billa" sul San Sebastiano



Graffiti
Negli anni, la Maestà ha dato il suo nome alla frazione sorta nei paraggi e ha imposto alla strada provinciale di piegarsi davanti alla chiesa con l’unica curva a gomito nei cinque chilometri di rettilineo, quasi un inchino per un luogo così stracolmo di fede e di storia.

La Maestà di Urbisaglia e... l'inchino della strada provinciale


20 aprile 2015

Il 43° parallelo nord di Grottammare

Grottammare (AP)


L'immagine era surreale: il treno se ne stava fermo sui binari, fortemente inclinato verso la Statale Adriatica, mentre il 43° parallelo nord di Grottammare sembrava attraversarlo all'altezza di uno scompartimento. Ho avuto il tempo di parcheggiare l'auto e di vedere all'interno della carrozza  una ragazza leggere un libro con il viso quasi attaccato al finestrino. Lei mi ha guardato mentre scattavo la foto e si è subito rituffata nella lettura.

Chissà, forse non si era ancora resa conto che il 43° parallelo nord  la sfiorava a pochi centimetri dagli occhiali per poi fiondarsi alla velocità della luce sull'Adriatico e,  in sequenza, in Croazia, Bosnia, Montenegro, Kosovo, Serbia  Bulgaria, sul Mar Nero,  Mar Caspio, nella  Russia, nel Kazakistan, in Cina (Sinkiang), Mongolia, Korea del Nord, a Vladivostok, nel Mar del Giappone, in Giappone (Hokkaido), sull'Oceano Pacifico, negli Stati Uniti (dall'Oregon a New York ), sull'Oceano Atlantico, nella Spagna del Nord, Francia del Sud, sul  Mar Tirreno, Golfo di Baratti e, finalmente, di nuovo a Grottammare.
Il giro del mondo in un respiro.

Era naturale chiedersi quante altre persone stessero leggendo lungo il parallelo in quello stesso attimo. E in che modo? Alla luce del sole o di una lampada o del fuoco; sotto una tenda o una casa o in viaggio; al caldo o al freddo; sedute sulla poltrona o a terra con le gambe incrociate o in piedi rivolti verso La Mecca? Le pagine scritte in quale alfabeto? Da sfogliare da destra a sinistra o viceversa?  

La linea virtuale del parallelo inventata per far ritrovare l'umanità nell'enorme spazio terrestre  ma anche per dividerla con confini e fili spinati, stavolta, serviva anche per unire gli uomini  sotto il segno del libro.



per la giornata mondiale del libro, 23 Aprile 2015







13 aprile 2015

Nell'ex Manicomio CRASS di Ancona


Ancona, ex Manicomio CRASS

E' una mini-città-giardino il regalo ricevuto dagli abitanti di Ancona dopo la chiusura dell'ex manicomio CRASS. Mentre i vecchi e lugubri padiglioni venivano restaurati e i muri divisori, tra i diversi reparti e i rispettivi giardini, abbattuti,  gli alberi secolari sparsi ovunque erano liberi di crescere a modo loro allargandosi e crescendo in altezza sbucando, a volte, al di sopra degli stessi edifici. Basta camminare tra le diverse aree verdi, ne ho contate una decina, per sentirsi immersi in una specie di orto botanico, sovrastati da tigli, platani, tassi, magnolie, lecci, ippocastani, bagolari monumentali e anche da allori piantati in sequenza come canne d'organo. E' una meraviglia, a pochi passi da uno dei più trafficati snodi stradali della città.   


platano monumentale

più in alto dei tetti

magnolia secolare
Si dice che il giardiniere, non ancora maggiorenne,  fosse un malato rinchiuso nello "Spedale dei Pazzi" dove restò fino alla vecchiaia. Avrà lavorato senza sosta in tutti gli anni e in tutte le stagioni per tenere in ordine uno spazio così ampio. La buona salute e l'esistenza di tante piante si deve di sicuro a lui. Le avrà conosciute una ad una e seguite nel loro sviluppo mese dopo mese. Avrà anche parlato con alcune di esse, chissà! Oppure, si sarà immaginato di salire su, in cima all'ultimo ramo di un platano secolare per vedere l'oltre, al di là dei muri.

platano munumentale
Ancora oggi, il contrasto tra  i colori, le forme e gli odori  della natura e gli spazi severi e grigi delle costruzioni ci riporta indietro nel tempo e ci fa rivivere l'esperienza di una folla di poveri disgraziati costretti ad affacciarsi da quella... finestra per una vita intera.     


uno dei tanti passaggi pedonali coperti tra i vari reparti
La stessa disposizione delle piante disegna lo spazio, lo circoscrive e ci restituisce la funzione per cui furono piantati, nella foto qui sotto, ad esempio, per creare una specie di gazebo naturale, quasi intimo...
panchina tra i tigli

...o per allungare l'ombra di un edificio fino a quelle dei tigli, ai  bordi dei quali una serie di panchine disposte a quadrato servivano da ritrovo nelle giornate estive trascorse all'aperto...


Ancona, ex Manicomio CRASS
...oppure per delimitare con dei tigli un vialetto. Nella foto si vedono bene gli interventi eseguiti nel tempo sulle piante: quando il manicomio era ancora in funzione, i rami erano tenuti bassi e in orizzontale, con le potature, per offrire più ombra possibile ai ricoverati, oggi, invece, sono state lasciate crescere in altezza.




Se qualche ex paziente dovesse tornare oggi nella struttura non la riconoscerebbe più senza barriere, con una marea di auto parcheggiate, fra poco, anche sugli alberi; con le persone dai colori più disparati che incontri ovunque, dirette nei diversi uffici pubblici e privati insediatesi al posto dell'ospedale psichiatrico. 








Quante battaglie condusse Franco Basaglia per far cessare la sofferenza vissuta in questi luoghi che lui descriveva con: "Qui è notte fonda, su un'isola popolata di fantasmi. Barricata su se stessa, lontana dalla memoria degli uomini." Finalmente, nel 1978, fu approvata la sua legge, la legge Basaglia, che decretò la definitiva chiusura del manicomi.


Ancona, uno degli ultimi edifici non restaurati dell'ex Manicomio CRASS